Trascorrere Yom Hazikaron a Gerusalemme

Un viaggio diventa speciale quando si arricchisce di eventi che coinvolgono in modo intenso l’aspetto emotivo. Per pura casualità sono andata a Gerusalemme durante il giorno di Yom HaZikaron e sarà qualcosa che non dimenticherò mai perché l’ho vissuto con lo spirito del momento accanto a persone fortemente legate a questa ricorrenza.

yom hazikaron gerusalemme

Cosa si celebra a Yom HaZikaron?

Yom HaZikaron è stata proclamata festa nazionale dal Knesset, il parlamento israeliano, per essere il Giorno della Memoria per tutti i soldati che hanno perso la vita durante la creazione dello Stato di Israele e per tutti i quelli morti in servizio o in atti terroristici. Durante questo giorno tutti i bar e i luoghi di intrattenimento sono chiusi per rispettare il lutto.

monte degli ulivi gerusalemme

Questa triste ricorrenza cade una settimana dopo Yom HaShoah, la giornata per ricordare le 6 milioni di vittime dell’olocausto e il giorno prima della Festa dell’Indipendenza (chiamata Yom HaAzmaut) quando, al contrario, si vive in un’atmosfera di gioia, eventi, fuochi d’artificio e celebrazioni di ogni genere. Unire queste due feste è un atto voluto per trasmettere un messaggio sionista molto forte e simbolico: Israele è nato con il sacrificio dei soldati che hanno combattuto per la creazione dell’unico Stato ebraico al mondo.

soldati israeliani a gerusalemme

Quando inizia

La celebrazione è iniziata al tramonto con un primo suono di sirena che ha rimbombato in tutto il Paese. Per gli ebrei, le giornate non iniziano a mezzanotte, bensì al tramonto. Mi trovavo in un piccolo villaggio nelle alture del Golan creato dai sionisti alla fine degli anni ’80 che ad oggi sfiora circa i 1000 abitanti. Ci siamo radunati nella piazzetta principale che è stata allestita appositamente per l’occasione: si sono ricordati tre giovani vittime cresciute lì con foto e proiezioni; i bambini si sono esibiti con delle canzoni tradizionali e gli adulti hanno letto discorsi e poemi legati alla memoria. Percepisco lo stato d’animo delle persone, nonostante riesca a cogliere solo qualche sparsa parola in ebraico.

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Avevamo deciso di recarci a Gerusalemme solo quella stessa sera e senza troppi preparativi. La mattina successiva ci siamo svegliati prestissimo per raggiungere la Città Santa. Abbiamo preso l’autostrada con la faccia ancora segnata dal sonno e facendo una colazione veloce in uno degli autogrill lungo il cammino. Sapevamo che avremmo incontrato molto traffico e così è stato, rimanendo bloccati per quasi un’ora alle porte di Gerusalemme.

soldatesse gerusalemme

La tradizione a Gerusalemme

Per questa ricorrenza è abitudine recarsi al Mount Herzl, il cimitero militare di Gerusalemme. L’usanza vuole che si indossi una maglietta bianca. Le strade del centro erano super affollate e tutti diretti allo stesso luogo; alcuni hanno preferito camminare per diversi chilometri perché i vagoni della metro erano talmente pieni che le porte facevano fatica a chiudersi. Mentre guardavo la calca sopra la metro, ho riconosciuto i due ragazzi con i quali avevo fatto amicizia pochi giorni prima sull’aereo per Tel Aviv e, stupita, ho pensato: “Ma quanto è piccolo il mondo: tra tutte queste centinaia di persone, ho rivisto proprio loro!”

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Israeli soldiers stand near the graves of fallen IDF soldiers in the Military cemetery of Har Herzl (Mt. Herzl). Photo by GILI YAARI/ on Times of Israel

Mount Herlz, il cimitero militare

Una volta entrati al Mount Herzl mi rendo conto della grandezza e della maestosità di questo cimitero. Nonostante le mie numerose visite a Gerusalemme, non avevo neanche mai pensato di venire qui. Mentre cercavamo le tombe dei parenti tra i numerosi vicoli, è scattata la seconda sirena della giornata. Erano le 11 del mattino e quel momento è stato davvero toccante. La sirena ha suonato incessantemente per due minuti che sono sembrati infiniti e il suono era talmente forte da avere il cuore in gola. Tutti si sono fermati immediatamente senza esitare o fare un passo in più. Io ero nel bel mezzo di una scalinata circondata da persone con lo sguardo rivolto verso il basso, alcuni segnati ancora dal ricordo e dal dolore.

L’aria intorno a me era carica di angoscia. La maggioranza erano giovani militari in divisa che accompagnavano le proprie famiglie. A seconda dei colori e degli stemmi si differenziano i diversi ruoli come marina, aeronautica, paracadutisti o frontalieri tuttora in servizio nelle varie regioni israeliane. Nonostante non sia una festa religiosa, si cerca comunque di rendere sacro questo giorno. Dopo il suono assordante della sirena, abbiamo recitato il Kaddish, la preghiera pronunciata per i funerali e per il ricordo dei propri cari defunti. A seguito il resto della cerimonia con le più alte cariche militari e politiche che intonano la HaTkivah, l’inno nazionale.

soldato al mount herzl
Foto di Jerusalem Post

Una volta finita la solenne cerimonia al Mount Herzl, ci siamo riuniti con gli altri membri della famiglia venuti appositamente a Gerusalemme per lo stesso motivo. Dopo un pranzo in compagnia abbiamo fatto ritorno verso casa guidando lungo le sponde del Lago di Tiberiade per rifugiarci nuovamente tra le meravigliose e silenziose alture del Golan.

Soldato al Mount Herzl a Yom Hazikaron
Foto di Jerusalem Post

Durante il tragitto in macchina avevamo la radio accesa: per l’intera giornata ogni anno si leggono poesie e si trasmettono canzoni esclusivamente inerenti alle tematiche della memoria. Uno dei poemi più famosi è Magash Hakesef scritto da Nathan Alterman durante la Guerra di Indipendenza del 1948.

soldato idf al cimitero di gerusalemme a yom hazikaron
Foto di Jerusalem Post

Ovviamente non mi sono sentita a mio agio a scattare foto durante una giornata del genere per non risultare inopportuna o urtare la sensibilità altrui: questa ricorrenza è vissuta in modo molto serio. Ogni famiglia ha perso qualcuno, spesso molto prima del dovuto.

Se capitate in Israele durante lo Yom HaZikaron (di solito fine aprile/inizio maggio) provate a recarvi a Gerusalemme. Non vivetelo come un diversivo turistico, bensì come un’occasione per connettervi a un luogo e alla sua gente ad un livello molto più profondo anche nei momenti meno felici.