Pensieri sul vivere a Lisbona

Ecco finalmente un resoconto dei miei primi mesi a Lisbona. Se mi segui su Instagram avrai già letto qualcosa a riguardo, ma qui sul blog ho molto più spazio per esprimere tutto ciò che penso. Avevo già scritto un articolo sulla mia prima esperienza a Lisbona e, considerato il grande numero di italiani che decide di trasferirsi qui, è anche un post che riceve un discreto successo.

Nel 2012 ero venuta per fare un tirocinio dopo la triennale, ma sapevo fin da subito che sarebbe stata un’esperienza transitoria per dare un senso alla mia laurea in lingue. Non mi ero interessata ad argomenti come tasse, ricerca di una casa a lungo termine solo per me (all’epoca era perfetto avere una camera in casa condivisa con altri coinquilini internazionali) e tutto il resto che fa parte della “vita degli adulti”.

giardino calouste gulbenkian lisbona

Dopo ben otto anni il destino ha voluto che tornassi. Non era mai stato nei miei pensieri perché nel frattempo navigavo o puntavo a diverse destinazioni, ma così è stato a causa degli stravolgimenti che la pandemia ha portato nella vita personale e professionale di tutti noi. Quando ho ricevuto la proposta di lavoro ero davvero entusiasta perché sapevo che sarei tornata in una città che amavo, dove già avevo amici, vecchie conoscenze e punti di riferimento.

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Che dire… Lisbona non è certo la città che ho lasciato nel nostalgico 2012. È migliorata sotto tanti punti di vista: le infrastrutture, l’internazionalizzazione e i servizi. È decisamente più al centro del mondo rispetto a prima, ma come potrai ben immaginare c’è sempre un risvolto della medaglia. Con questo articolo non voglio puntare il dito contro la città ma raccontarla sotto un altro punto di vista non prettamente turistico.

bar a brasileira lisbona

Lisbona è una capitale e come tale ha tutto. Dalla movida alla cultura passando da ogni sfumatura. Il clima è ottimo, anche in inverno quando le temperature si abbassano ma sono comunque sopportabili nonostante l’umidità. Le persone che ci vivono provengono da ogni angolo del mondo e facilmente si trovano portoghesi curiosi e comunità di stranieri che vivono e lavorano qui. Ce n’è per tutti i gusti.

Un altro aspetto, secondo me, fondamentale è il livello di sicurezza. Basta saper evitare le zone più pericolose o degradate per vivere in una capitale a misura d’uomo dove qualsiasi ragazza può sentirsi serena anche a tornare da sola la sera.

L’aria che si respira è di tranquillità e leggerezza. Nonostante sia una grande città, si vive con poco stress, soprattutto se comparato ad altre capitali del mondo. Quando parlo con altri stranieri (in questo caso italiani) sento spesso dire che non cambierebbero mai la qualità di vita che hanno qui con un’altra destinazione e mi sento nella posizione di poter capire il perché di questa affermazione.

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murales mouraria lisbona

Ma è davvero tutto oro quel che luccica? Ovviamente, no. Ci sono tanti aspetti che ignoravo o non avevo notato durante il mio tirocinio nel 2012 ma che adesso invece mi creno tanti dubbi sulla durata della mia effettiva permanenza a Lisbona.

Partiamo dal presupposto che a causa del Covid tutti noi ci siamo dovuti ricreare. Per motivi vari in Italia non avevo molte prospettive e a peggiorare la situazione era il fatto di non avere diritto ad alcun tipo di aiuto statale (per covid o naspi) perché gli ultimi contratti sulle navi risultavano all’estero e quindi non rientravano in alcuna categoria.

Non riesco starmene con le mani in mano e all’epoca ho iniziato a mandare curricula ovunque pensassi di avere qualche chance. Mi è arrivata una telefonata dal Portogallo e dopo pochi giorni avevo le valige pronte. Ho preso questa avventura come un trampolino di lancio dal quale potevo solo migliorare la mia situazione professionale, economica e, soprattutto, mentale.

Sono sempre stata fedele ad un principio che forse non è così scontato per tutti come sembra: meglio poco che niente, l’importante è darsi da fare. Un altro aspetto che mi ha convinto a trasferirmi è stata la possibilità di avere un contratto di un anno durante una pandemia mondiale: una sicurezza e un sospiro di sollievo in più.

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spiaggia di estoril lisbona

Lisbona è eccezionale e non nego il fatto di esserne estremamente innamorata, tuttavia, proprio per questo mi soffermo a pensare su cosa farò una volta finita questa emergenza sanitaria quando finalmente l’economia mondiale e il turismo si rimetteranno in marcia. Voglio continuare a vivere qui? Che prospettive ho?

Sono domande difficili alle quali ovviamente non ho una risposta. Il lavoro che ho al momento non è quello dei sogni, ma mi permette di mantenermi. La mia ambizione personale mi spinge a volere una maggiore indipendenza e stabilità economica difficilmente raggiungibile con gli stipendi medi del Paese che si aggirano intorno ai 700-800 euro nonostante mi definisca una risorsa qualificata con un notevole bagaglio di conoscenze ed esperienze. (NB. Lo stipendio minimo è 640€ netto al mese). Purtroppo aver studiato “semplicemente lingue” non paga.

Mi ritrovo in una città che una volta ho sentito definire “un parco gioco per turisti ed expat” e penso che non ci sia un’espressione migliore per descriverla, soprattutto per chi come me, l’ha conosciuta quando ancora non era così di moda.

musicista a baixa chiado lisbona

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Si è trasformata e si è uniformata le altre grandi città europee con prezzi degli immobili alle stelle, dove il centro è stato completamente riconvertito in Airbnb senza un doveroso controllo statale arrivato solo in un secondo momento. Questo fenomeno ha costretto la gente del posto a dover cercare casa verso le aree più periferiche perché con prezzi più sostenibili e con la reale possibilità di stipulare contratti a lungo termine. Praticamente chi abita in centro è chi ha davvero i soldi, chi sta in una casa vacanza per un breve-medio periodo e gli stranieri che vengono a fare qui i digital nomads con lavori pagati dall’estero. Non conosco neanche un portoghese medio che riesca a permettersi un appartamento in centro, cosa che fino a pochi anni fa era assolutamente fattibile.

So a cosa stai pensando: “È cosi in tutte le città”. È verissimo, ma gli stipendi altrove partono da una base più alta e in ogni caso mi fa rabbia pensare che la situazione si sia sconvolta così tanto solo nell’arco degli ultimi anni perché prima Lisbona non andava così di moda e non esisteva l’ondata dei nomadi digitali… e mille altre cose.

lisbona museo maat vista ponte 25 aprile

Non lo trovo giusto nei confronti della popolazione locale e, soprattutto, mi dispiace molto vedere che gran parte di coloro che vivono qui proveniente dai paesi “ricchi” d’Europa non ha la minima intenzione di integrarsi e imparare la lingua poiché “non ne vale la pena se devo starci per un anno e basta” (testuali parole sentite con le mie orecchie – a mio avviso sconvolgente). Ecco perché ho capito il significato dietro alla frase “Lisbona è diventato un parco gioco”. Provo davvero molta tristezza, specie perché ho vissuto la città in un momento diverso, quando era ancora autentica e la sua decadenza era perfino di estremo fascino.

Cara Lisbona, cosa devo fare con te? Sei economicamente complessa e non mi permetti di guadagnare abbastanza per avere un monolocale per me (come trovo che sia giusto alla mia età) mantenendo uno stile di vita dignitoso. La soluzione sarebbe cercare fuori dalla città andando oltre la periferia divenuta ugualmente cara… oppure sperare in un impego diverso accettando il fatto che vivere solo di turismo/lingue straniere come ho fatto finora non porta lontano.

Non ho la più pallida idea di cosa farò quando scadrà il mio contratto (anche in caso di rinnovo) e non so rispondere quando le persone che incontro mi chiedono per quanto tempo rimarrò. Mi piace molto vivere qui e, nonostante le difficoltà, sono felice. Tuttavia, mi rendo che gli stessi portoghesi confermano il fatto che qui sia complicato crearsi un futuro e, come noi italiani, cercano sempre fortuna all’estero.

Il 2021 è appena iniziato e sono sicura che i colpi di scena non mancheranno.