Katakolon e Olimpia: qualche ora di svago in Grecia

Un famoso porto crocieristico

Katakolon è un minuscolo porto del Peloponneso, nonché lo scalo scelto da molte compagnie di crociera in quanto porta di accesso alla storica città di Olimpia. Non ero mai stata in Grecia ma avevo un’idea totalmente stereotipata (sebbene meravigliosa) di questo paese. Sono sincera: nonostante l’innegabile importanza storica, ho trovato Katakolon e Olimpia un po’ deludenti.

Mi sono sembrate città fantasma che prendono vita solo all’arrivo dei croceristi. Non ho notato elementi riconducibili alla vita quotidiana: non un vero supermercato, solo qualche rara casa abitata e i greci sembrano apparire solo negli orari di apertura di bar e negozi. Alcune spiagge, anche se bellissime, erano immerse in un’atmosfera di abbandono, perfino in piena stagione, come se il tempo si fosse fermato dopo una lunga notte di festa.

Cosa fare a Katakolon

Katakolon si riduce ad un paio di vie, raggiungibili a piedi dal porto, dove sono presenti solo bar con cibo tipico e negozi di souvenir che vendono gioielli (in particolare l’opale blu), abbigliamento, prodotti cosmetici a base di olio di oliva locale, alimentari, ecc. Poco più avanti, la piccola chiesa ortodossa di Agios Nikolas, santo protettore della città di Katakolon e il Museum of Ancient Greek Technology, il museo dedicato all’antica tecnologia greca (ingresso 2€ circa). Detto questo, posso dire che avete già visitato Katakolon. Tuttavia, questo piccolo villaggio era una tappa settimanale dell’itinerario seguito dalla nave da crociera sulla quale lavoravo e quindi ho cercato comunque di divertirmi.

katakolon e olimpia

Affittare uno scooter per andare in spiaggia

Una calda e stupenda mattina di giugno, la mia compagna di cabina ed io abbiamo deciso di fare qualcosa insieme prima del suo ritorno a casa: affittare un motorino per una ventina di euro e perderci tra le strade di Katakolon (fino a trovare casualmente la spiaggia di Agios Andreas). Dopo più di due mesi a bordo, trascorrere una mattinata in libertà guidando di nuovo un motorino mi è sembrato l’esperienza più bella del mondo, anche se breve. La spiaggia era sabbiosa e attrezzata con ombrelloni di paglia e sdraio. L’acqua del mare era di una temperatura perfetta, azzurra e cristallina… perfetta per una bella nuotata. Una pacchia!

Nella zona di Katakolon ci sono tre spiagge famose: una è quella appena citata di Agios Andreas, poi Kourouta a circa una mezzora di strada e la spiaggia di Plakes, a soli 200 metri dal porto (e paradossalmente l’unica nella quale non sono mai andata!). Le spiagge sono tutte sabbiose, l’acqua è pulita, sono sempre servite da bar e non sono mai sovraffollate.

katakolon

Mangiare cibo greco

Nel porticciolo di Katakolon sono numerosi i bar che servono piatti tipici, come moussaka, gyros, e bevande come il tradizionale liquore all’anice chiamato ouzo. Se invece vi spostate ad Olimpia, potete trovare dei graziosi bar (dotati di wifi) lungo tutta la via principale, alcuni privilegiati dall’ombra di maestosi alberi.

Grazie alle escursioni proposte dalla compagnia ho avuto modo di assaporare cibo tipico anche in due famosi locali della zona: il primo è l’agriturismo Magna Grecia gestito da Franca, una signora italiana che trasferita in Grecia tanti anni fa per amore e il secondo è un bellissimo ristorante caratterizzato da interni chiari e moderni e con un grazioso giardino con piscina.

In entrambi i casi ho mangiato davvero bene, con la differenza che nell’agriturismo il cibo servito è auto prodotto. La cucina greca è molto simile ai sapori del nostro sud Italia… d’altronde si tratta sempre di zone mediterranee dove il sole è una costante. Consiglio di provare il vero formaggio feta perché, secondo me, è diverso da quello venduto in Italia ed etichettato come originale.

greek food

Visita al sito archeologico di Olimpia

Se si passa da Katakolon è solo per per arrivare ad Olimpia, città che ospita il famoso sito archeologico. Anche in questo caso, Olimpia è una piccola città che sostanzialmente è composta da una sola via commerciale, rovine e il museo connesso. Gli scavi archeologici vivono di rendita grazie al glorioso passato: qui sono nati i celebri giochi olimpici e, ancora oggi, viene acceso qui il fuoco sacro nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi, come vuole la tradizione.

olimpia

Nell’antichità gli atleti si preparavano per mesi e si iscrivevano ai giochi un mese prima dell’inizio della competizione. Lo sport era concepito come miglioramento dell’uomo per arrivare alla perfezione divina e come strumento educativo sia fisico che mentale. Il vincitore riceveva un semplice ramoscello di ulivo, un simbolo che oggi rappresenta la pace. Durante i giochi olimpici, infatti, veniva sospesa ogni guerra. Le prime olimpiadi risalgono al 776 a.C. celebrate in onore delle feste dedicate a Zeus.

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Secondo me, questo sito archeologico va assolutamente visitato con una guida turistica perché sostengo che sia molto più importante capirne il valore simbolico che semplicemente fare una passeggiata tra le rovine. Abbassate perciò le vostre aspettative, specie se avete visitato altri siti archeologici in Italia o in generale nel Mediterraneo. Senza un’adeguata spiegazione storica non potreste mai apprezzare le rovine che sembrerebbero, superficialmente solo dei sassi abbandonati in mezzo ad un campo. Purtroppo l’area non è ben tenuta, vi sono pochissimi pannelli esplicativi e, solo l’immaginazione indotta da una guida permette di rivivere le vicende e capire lo spirito e la storia del luogo.

Mi permetto di specificare questo perché esistono siti archeologici talmente belli che si possono comunque apprezzare anche senza l’appoggio di una guida esperta (come Petra o Efeso), ma Olimpia, purtroppo, non è allo stesso livello.

Ho avuto la fortuna di conoscere Eugenia, una guida di Atene che veniva a lavorare ad Olimpia durante l’alta stagione. La passione per il suo lavoro era evidente in ogni singola frase, le sue spiegazioni non erano mai noiose e il rapporto che riusciva ad instaurare con i gruppi di turisti era caldo ed accogliente.

Quello che poi mi faceva sorridere è che, ad ogni parola chiave, spiegava l’etimologia del termine, proprio come faceva Kostas nel film Il mio Grosso Grasso Matrimonio Greco. Ve lo ricordate? Sarà che i greci sono davvero così? Lei non era molto d’accordo, ma ha voluto comunque stare al gioco.