Emozioni prima di partire per un lungo viaggio

Ci risiamo.

Questa è la terza volta (e non sarà l’ultima) che preparo le valige per un viaggio che mi porterà lontana da casa per diversi mesi. La prima volta ero diretta a Lisbona nel 2012, poi in una piccola città dell’Inghilterra nel 2014 e ora tra le onde del mare per lavorare su una nave da crociera per 5-6 mesi (nrd: ho intrapreso questa carriera ormai da diversi anni).

lungo viaggio

Ogni lungo viaggio è stato speciale per un motivo preciso: quando sono andata a Lisbona era la prima volta che partivo da sola ed ero spaventata al pensiero di stare tanto tempo in una città nella quale non conoscevo nessuno e che non avevo mai visitato prima.

Tuttavia ero decisa e motivata perché dopo la laurea triennale mi sembrava assurdo non aver fatto ancora alcuna esperienza all’estero, a maggior ragione con un percorso linguistico. Lisbona è stata, inconsapevolmente, una scelta perfetta.

Le sensazioni più forti che ricordo sono essermi fatta prendere da un momento di debolezza all’aeroporto di Malpensa poco prima di oltrepassare il Gate (ero fidanzata e… sì, è scesa qualche lacrimuccia) e poi il batticuore quando la sera del mio arrivo ho visto per la prima volta le strade di Lisbona dal finestrino del sul taxi che mi ha portato verso il centro della città.

Lisbona avrà sempre un posto speciale nel mio cuore: il suo sole costante, le sue fresche serate, il paradosso di città allegra e dinamica ma calma malinconica allo stesso tempo, le mie coinquiline e la mia compagna di tirocinio, con la quale ho viaggiato il paese in lungo e in largo durante i weekend per oltre tre mesi. Lisbona mi ha coccolata e mi ha fatto sentire a casa fin da subito. 

Poi nel 2014 inizia l’avventura nella grigia Inghilterra per svolgere un semestre in Erasmus. Ero irrequieta perché non vedevo l’ora di partire per scappare da alcune situazioni spiacevoli che mi erano capitate poco tempo prima. Mi ero imposta che il periodo trascorso in Inghilterra doveva essere assolutamente speciale perché sarebbe stata l’ultima mia occasione di vivere la vita universitaria tra spensieratezza e divertimento – perché diciamolo, in Erasmus si studia, ma in realtà ci si diverte come dei pazzi e così è stato.

Ho avuto modo di staccare la spina dalle mie solite paranoie e ho aspettato la fine dei sei mesi per decidere cosa fare della mia vita dopo la laurea magistrale. Rimanere all’estero? Cercare lavoro in Italia? Continuare nel campo della traduzione o buttarmi nell’ambito turistico?

viaggiovagando hull

Questa partenza invece è diversa per altri motivi ancora: è finita la pacchia della vita universitaria e dei tirocini, inoltre, non solo non sarò sulla terra ferma (e onestamente non so cosa aspettarmi) ma starò fuori per lavoro. Il mio primo vero lavoro retribuito e affine ai miei interessi. Basta stage gratuiti!

In questi giorni cambio il mio stato d’animo ogni cinque minuti (del resto sono nata sotto il segno del Cancro, che ci si può aspettare…?). Nervosismo, emozione, agitazione, felicità, tristezza, entusiasmo, nostalgia e perfino un mal di stomaco da ansia che non mi ha lasciato dormire per due notti di fila.

Ciò che più mi spaventa, oltre alle lunghe ore di lavoro, è lasciare i miei spazi e la mia camera silenziosa: in nave si divide la cabina con un’altra persona e, alla fine dei conti, sei sul posto di lavoro 24h al giorno. Ammetto che proprio non so cosa aspettarmi perché immagino la vita di bordo come un mondo parallelo e distaccato da quello reale.

La valigia. Oddio la valigia. Troppa roba da portare e poco spazio, ma purtroppo non ho ben chiaro cosa serve davvero. Ok, è vero, sarò sempre in divisa… ma starò comunque dei mesi fuori casa! Farà freddo? Farà caldo? Aria condizionata maledetta. Finché non salgo a bordo non lo capirò mai. Devo pensare a mille piccoli dettagli pratici che mi faciliteranno la vita in nave: non posso di certo comprare tutto ciò che mi serve o mi passa per la mente quando voglio.

Sfiga vuole che le uniche persone che ho conosciuto col mio ruolo e nella stessa compagnia siano uomini che, ovviamente, non sanno rispondere a domande come “Quante collant mi devo portare? Colore? Le scarpe della divisa sono comode o devo portare le mie? L’acqua della doccia mi secca davvero la pelle e i capelli? Quante scarpe e vestiti personali è meglio portare? Posso fare la ceretta nella SPA? Esisterà una bilancia per pesare la valigia a fine imbarco e, già che ci sono, vedere quanto sono ingrassata io?“. Insomma, devo cavarmela da sola e imparare a mie spese una volta partita. Il secondo imbarco andrà sicuramente meglio.

(Nota a posteriori: ecco un articolo utile che avrei voluto leggere quando dovevo imbarcare io per la prima volta!)

Tuttavia, questa è un’occasione di lavoro che non potevo certamente lasciarmi sfuggire. Potrò viaggiare, conoscere persone da ogni parte del mondo, imparare un mestiere anche in una prospettiva di carriera (e ripeto felice: basta stage gratuiti fini a se stessi!) e guadagnare dei soldi (finalmente!). Mi reputo fortunata con i tempi che corrono.

Questa esperienza, della durata di alcuni mesi, è seguita da un paio di mesi di riposo a terra e da una successiva partenza con itinerari diversi a seconda della stagione. Ho delle aspettative molto alte, lo ammetto. Le precedenti esperienze all’estero sono state decisamente formative, ma questa la immagino come quella più particolare e significativa dalla quale imparerò molto sul mondo del lavoro, sui rapporti umani e sulla gestione personale del tempo e degli spazi.

Nel frattempo mi vivo le ultime giornate sulla terra ferma con le persone a cui tengo di più, gustando il mio gelato preferito e passeggiando con infinita calma tra le vie di Genova, che guardo con affetto come ogni altra volta che sono andata via e poi sono tornata da lei.