Vita di bordo: Amori in navigazione

amore a bordo

Questo articolo è dedicato ad Alice,

ragazza che mi aveva conosciuto inizialmente attraverso il blog e poi casualmente di persona in una camera di hotel a Miami (casualità pazzesca!). “La vita di bordo non si può capire leggendo degli articoli” mi diceva “Nessuno può immaginare i numerosi sacrifici che si fanno quotidianamente“. Non parlava di lavoro, ma della libertà di stare con la persona alla quale si vuole bene… e io le rispondevo: “Tieni sempre i piedi per terra. Tutto ciò che accade a bordo spesso finisce in gangway“, intendendo quando si varca per l’ultima volta l’uscita della nave a fine contratto.

Molti turisti curiosi mi chiedono sempre come si vive l’aspetto amoroso sulle navi: beh, è un bel paradosso. O tutti vanno con tutti senza alcuna vergogna o la gente si sposa dopo pochi mesi per avere la garanzia di poter stare insieme nei contratti successivi.

A seconda delle nazionalità, sono numerosi quelli che lasciano a casa la famiglia e tante mamme, per dare un futuro migliore ai loro figli piccoli, preferiscono imbarcare e farli crescere da altri parenti. Sono ovviamente scelte contestabili o condivisibili, ma è una realtà abbastanza diffusa.

In generale, però, è difficile crearsi una vita di coppia e una famiglia finché si fa questa vita tra le onde. Le donne che decidono di fare carriera a bordo diventano spesso delle zitelle frustrate… e mi fanno pena perché sono sicura che un tempo non erano così: probabilmente sono state sfortunate o non hanno avuto altra scelta e, di conseguenza, la vita le ha rese delle persone dure e sole.

La nave è un piccolo mondo a parte in cui tutto ciò che si ha a terra viene dimenticato facilmente. So che è brutto dirlo, ma molti con la fidanzata o la moglie a casa si scordano di avere qualcuno che li aspetta per mesi. Lo stesso vale per numerose ragazze, ovvio, ma è meno ricorrente ed evidente. Le menzogne sono all’ordine del giorno. Le gelosie anche. Non sai mai se fidarti o meno perché sembra di essere in un mare di squali affamati e senza scrupoli.

Poi arriva quella persona che ti fa perdere la testa che, casualmente, è single sia a casa che a bordo. Nascono i sentimenti e la relazione viene portata avanti fino a fine contratto con mille difficoltà: orari che non coincidono, permessi chiesti ai compagni di cabina per stare un po’ insieme privatamente e notti insonni perché, anche se esausti, è l’unico momento della giornata che si può dedicare all’altro. Spesso si chiede l’estensione del contratto per rimanere più tempo possibile con l’altra persona con l’intenzione di fare anche coincidere le ferie. Credetemi, estendere un contratto è la peggiore zappa sui piedi che ci si possa dare.

Il potere delle navi è quello di rendere tutto con un’intensità maggiore. Vivere una relazione di pochi mesi è equivalente a un anno in terra. Non so spiegare il perché, ma sono tutti concordi che è così. Si inizia a vivere in simbiosi con l’altra persona in una forma differente dalle relazioni standard ma ugualmente autentica e addirittura più forte.

Se comparate alla vita reale a terra, a bordo si trovano le coppie più bizzarre e mix tra le nazionalità più impensabili. Già, mi piace usare questa espressione “nella vita reale…”. Sai, a bordo non hai la stessa libertà di andare al cinema, fare una passeggiata al parco o mangiare in un ristorantino esclusivo per fare colpo. Riuscire ad avere un pomeriggio libero per un semplice gelato insieme è spesso considerato un lusso. Un privilegio. Una gran botta di culo perché finalmente dopo settimane coincidono gli orari. Si hanno sempre i minuti contati da vivere nel minuscolo spazio di una cabina buia e condivisa, mio dio… sembra di soffocare.

Mi ricordo di una ragazza che mi ha detto un giorno: “Sai, l’unica cosa che davvero vorrei è poter passeggiare tranquillamente per la città con il mio ragazzo. Come una coppia normale. Nelle ultime settimane non siamo mai riusciti ad avere tempo libero insieme senza l’ansia di guardare in continuazione l’orologio. Come mi piacerebbe anche solo un giorno così… Dubrovnik è così bella…“.

Poi arriva il momento cruciale. Quel momento terribile che non vuoi che arrivi mai: lo sbarco. Cosa fare dopo? Ci vediamo durante le vacanze? Smettiamo di navigare e viviamo insieme? Nel tuo Paese o nel mio? Cerchiamo di imbarcare di nuovo nella stessa nave? Mille piani. Mille richieste alla compagnia che non sempre possono essere accolte, mentre tutto rimane in un limbo.

Molte coppie cercano l’impossibile per rivedersi e ci riescono. Altrettanti, presi dal peso della responsabilità o dalla paura del che cosa avverrà dopo, fanno un passo indietro e semplicemente desistono. Altri, invece, si separano tristemente perché tempistiche, piani, diverse navi assegnate e posizioni geografiche diverse non permettono di rivedersi facilmente rendono tutto talmente complicato da voler mandare tutto a monte… e questi sono gli esempi peggiori perché una coppia che funziona si separa per cause esterne e quindi il sentimento rimane appeso a un filo rassegnati dal fatto che il tempo aiuterà a dimenticare.

Si fanno immensi sacrifici per portare avanti una storia di bordo. Nella maggioranza dei casi, però, non ne vale la pena: basta sbarcare o cambiare nave per avere brutte sorprese e, anche se apparentemente esiste un legame, capita che le relazioni non siano prese così seriamente da entrambe le parti e spesso sono vissute come un modo comodo per passare il contratto… Tutto quello che poteva sembrare una favola, svanisce. L’amaro in bocca è sempre tanto. Suppongo che nonostante ci si voglia bene, non ci si renda conto sul serio che esista un “dopo” alla fine del contratto e nel frattempo ci si aggrappa a qualcuno che ci dà la forza di superare le dure giornate. Si confondono i sentimenti con il disperato bisogno di non sentirsi soli a causa delle circostanze che ci portano lontano da ogni affetto e sicurezza per lunghi ed interminabili mesi. Forse è per questo che le illusioni sono molte e le delusioni altrettante.

Eppure, nonostante tutto, rimangono tra le storie più appassionanti ed intense che si possano vivere nella vita che, però, finiscono semplicemente… così: come lo scoppiare di una bolla di sapone non appena arrivi il timbro sul foglio di sbarco. Tutto il resto è in mano al destino che spesso non realizza le speranze di molti e non ripaga gli sforzi fatti in una marea di “forse” e “chissà”.

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Annalisa

Siciliana di nascita e genovese di adozione, classe 1988. Poliglotta, vegetariana e cittadina del mondo con l'ambizione di unire sogni e lavoro in una sola parola: viaggiare.

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