Vita di bordo: racconto di un contratto imperfetto

Avevo scritto la bozza di questo articolo nei primi giorni del mio arrivo a bordo, come sempre con tante aspettative ed entusiasmo, ma non sono mai riuscita a pubblicarlo. Da allora sono passati 4 mesi e nel frattempo sono sbarcata. Qui a casa ho trovato la serenità per tornare a scrivere sul blog e concludere quello che avevo lasciato in sospeso. Non voglio cancellare le parole di quattro mesi fa, ma voglio anche raccontarvi com’è andata…

tramonto

Il tramonto caraibico visto dal ponte esterno

Sono pronta per questa nuova avventura, per questo quarto contratto di lavoro a bordo delle navi da crociera, che per qualche mese mi porterà nei Caraibi con un itinerario per me nuovo e davvero interessante.
Dopo mille peripezie durante le ferie per ottenere il libretto di navigazione, ho preparato le mie due valige e mi sono diretta in aeroporto con destinazione Cancun. Il viaggio è stato molto piacevole e meno pesante rispetto ad altri voli intercontinentali che ho fatto: un breve scalo a Parigi e via verso il Messico su un aereo con moltissimi turisti italiani.

Durante il viaggio ho chiacchierato con alcune mamme che viaggiano per andare a trovare i figli trasferiti all’estero per lavoro: uno a Chicago e una a Cancun. Le nostre conversazioni mi hanno fatto riflettere: ma quanti italiani sono insoddisfatti del nostro paese e sono ormai sparsi per il mondo con poche intenzioni di tornare a casa? Penso a queste mamme, penso a tutti i miei compagni dell’università e a vari amici e mi rendo conto che sono rimasti davvero in pochi qui.
Poi ci sono io che, non sapendo ancora cosa fare della mia vita, sono sulle navi, a metà strada tra abitare ancora a casa e trasferirmi all’estero.

Dal finestrino scorgo Cancun che appare sotto l’aereo… Ogni volta che atterro ho sempre il terrore di non trovare i bagagli con le mie divise, ma eccoli lì,  pesanti e ricoperti da una spessa e vistosa pellicola rosa: non posso sbagliare, sono proprio i miei. Un’aria caldissima mi travolge e penso: “Finalmente sono arrivata in Messico!”. Ciò che mi piace quando viaggio per lavoro è cercare l’omino che mi aspetta reggendo un cartello con scritto il mio nome e che si occuperà di me portandomi fino all’hotel o alla nave. Brevi secondi di ansia alla ricerca della persona corretta, osservando volto per volto e sperando che sia  puntuale all’uscita dell’aeroporto per accogliermi.

adhara

Ingresso dell’hotel

Mentre faccio il check-in in hotel vengo ricevuta dallo staff estremamente gentile che mi offre un bicchiere di succo di frutta e mi porta i bagagli in camera. L‘hotel Adhara è una struttura semplice ma molto carina, ideale per passare la mia ultima serata sulla terra ferma e rilassarmi in totale silenzio. Mi faccio una doccia, passo un po’ di tempo a guardare scene di vita quotidiana dal balconcino e, verso sera, mi dirigo nel ristorante interno per mangiare qualcosa e godermi poi una bella birra ghiacciata nel bar della piscina.

adhara

Ultima notte a terra

Mi hanno detto che ci sono altri crew member presenti in hotel e guardo curiosa tutte le persone presenti per provare ad identificarli: di solito si distinguono, sono soli, principalmente maschi e con un non so che che dovrebbe farmi intuire che abbiamo qualcosa in comune. Tuttavia, questa volta non ho avuto la stessa perspicacia.

Ho concluso la serata in compagnia del mio caro amico WiFi che per i prossimi mesi mi mancherà tantissimo, approfittando di guardare ancora un episodio di Orange is the New Black su Netflix prima di crollare in un sonno profondo. La mattina mi sveglio presto e mi fiondo al piano di sotto per fare colazione. Ammettiamolo, la colazione degli hotel non è forse la parte più bella?

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Prima portata della colazione…

Alle 8 ho l’appuntamento fuori dall’hotel per dirigermi verso Playa del Carmen dove mi attende un traghetto per arrivare fino all’isola di Cozumel. A sorpresa, salgono in macchina con me membri di equipaggio di altre compagnie e trascorriamo allegramente insieme il tragitto fino alla nostra destinazione finale. Anche se le navi non sono le stesse, la  sostanza del lavoro non cambia… abbiamo scherzato sulla vita di bordo, sulle cabine, sulle simulazioni di emergenza, sulle domande assurde dei passeggeri e tanto altro…

Durante il tragitto ho scambiato anche due chiacchiere con l’autista, il quale mi ha raccontato qualcosa sul Messico passando da argomenti di cucina con differenze tra piatti maya e aztechi e i problemi di lavoro del paese. Ora capisco il motivo di tanta gentilezza nel settore turistico: gli stipendi dei messicani sono da fame e la loro unica speranza è racimolare qualcosa in più grazie alle mance che arrivano per la maggior parte dagli americani; noi europei non facciamo proprio bella figura.

Playa del Carmen

Playa del Carmen

Dal traghetto inizio a vedere le navi in lontananza e mi palpita il cuore.

Quel giorno erano ben sei le navi attraccate a Cozumel e la mia era la più grande. Come ogni inizio, ho sempre mille domande per la testa e mi auguro sempre che sia un contratto sereno. Trascino le due valige, carico lo zaino in spalla e mi avvio a piedi verso la lunghissima banchina che mi separa dalla gangway della nave. Il caldo è tremendamente afoso e i capelli mi si appiccicano al collo. Riconosco le prime colleghe dalla divisa che portano ma mi salutano velocemente perché sono ancora impegnate con lo sbarco dei passeggeri in escursione.

Aspetto che le mie valigie vengano controllate e faccio già due chiacchiere con il ragazzo della sicurezza che sembra particolarmente simpatico: una rarità. Mi sistemano in una cabina provvisoria al ponte 2 (nella quale starò per oltre un mese): a quanto pare non ci sono abbastanza cabine al ponte 4, dove dovrei stare in base alla posizione che ho a bordo, ma non mi importa. La prima giornata a bordo è sempre emozionante… quanta gente che già conosco! Tornare a sulla nave è un po’ come tornare a casa, specie dopo alcuni contratti quando ormai si moltiplicano le conoscenze.

QUARTO CONTRATTO: QUATTRO MESI DOPO

Dico sempre una cosa: nessuno potrà mai e poi mai capire cosa vuol dire lavorare e vivere a bordo finché non vive la stessa esperienza sulla propria pelle. Questo è stato il peggior contratto dei miei due anni a bordo. Durante gli imbarchi precedenti, non mi sarei mai sognata di andarmene o chiedere un trasferimento.

Ho avuto questi pensieri nella mente ogni santo giorno dal momento in cui ho messo piede sulla nave. Ho tenuto duro, ho sopportato ingiustizie, mi è venuta la gastrite dal nervoso.

Alla fine sono rimasta perché ingenuamente speravo che la situazione lavorativa potesse migliorare… e perché avevo legato molto con alcune persone che sono state la mia ancora di salvezza.

El Mirador – Cozumel, Mexico

La mia frustrazione è stata causata dalla totale disorganizzazione del mio ufficio in cui regnava un ambiente sgradevole ed ipocrita e le persone erano divise tra categoria A e categoria B. Ovviamente, io ero parte della seconda, sfruttata ogni giorno anche per coprire il lavoro degli altri maledettamente poco collaborativi e con evidenti carenze professionali. Per la prima volta mi sono sentita troppo qualificata per quella situazione.

snorkeling bahamas

Snorkeling alle Bahamas: una delle piccole soddisfazioni

Non mi sono goduta affatto l’itinerario, non ho mai avuto la spensieratezza di uscire e avere abbastanza tempo libero per sbarcare nei porti, come ho sempre avuto sulle altre navi (e mi saliva ancora di più la carogna quando scoprivo che molti altri dipartimenti – nettamente meglio organizzati – riuscivano a dare tempo libero a tutti su vari turni). Gli orari delle nostre giornate erano insensati e tremendamente pesanti senza alcuna giustificazione logica, così come tutte le risposte del cazzo che mi sono state date. In escursione sono andata poco e niente e in un determinato porto sono uscita due sole volte (due!) in 4 mesi quando parte del mio lavoro include proprio la conoscenza delle escursioni che vendiamo. Per non parlare del cibo: peggio del solito e monotono; guai a chi mi mettete davanti un altro piatto di riso in bianco.

Insomma, è svanito tutto l’entusiasmo, l’amore per questo lavoro e la motivazione a dare il meglio di me. Ho terminato anche la pazienza. Ho ancora molta rabbia dentro, dovuta soprattutto all’ingratitudine per il lavoro svolto con sacrificio. Tanto sacrificio.

frangipani

Dettagli che mi rendono felice: frangipane, il mio fiore preferito

Nelle foto pubblicate sembro sempre felice e serena: la verità è che ogni volta che avevo quel brevissimo ritaglio di tempo per uscire mi sentivo rinascere, dimenticavo l’atmosfera pesante del mio ufficio e mi illudevo che tutto sommato non fosse poi così male. Ma ne vale davvero la pena? Il mio potrebbe essere uno dei lavori più belli del mondo, ma perde ogni fascino quando viene tolto il sorriso dal volto.

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Pesce sconosciuto al Resort Atlantis, Bahamas

Sono a casa da poco più di una settimana a riflettere su ciò che sarebbe meglio fare nei prossimi mesi. Ho nostalgia della nave e continuo ad amare la vita di bordo, ma non riesco più a tollerare le follie dei manager e la percezione di non essere mai tutelata. Parlarne con superiori serve, ma spesso non è sufficiente.

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Ciao Amica! Iguana alle Isole Cayman

Mi sfogo con famiglia e amici e cerco di mettere sulla bilancia i pro e contro di questo lavoro. Sono confusa e molto combattuta: si è paradossalmente prigionieri e liberi allo stesso tempo, ma questa volta ho bisogno di una sana pausa per capire che strada intraprendere nei prossimi mesi…

colore dell'acqua

Colore dell’acqua – Cozumel, Mexico

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Annalisa

Siciliana di nascita e genovese di adozione, classe 1988.
Poliglotta, vegetariana e cittadina del mondo con l’ambizione di unire sogni e lavoro in una sola parola: viaggiare.

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