#MyTravelRules: in viaggio decido io!

Sono pronta per bloggare di nuovo dopo un bel po’ di tempo (qui vi ho riassunto i miei ultimi cinque mesi). Recupero il tempo per leggere, navigo felice per il web, mi imbatto in nuovi blog e spulcio le iniziative presenti in rete. Mi piace sempre partecipare alle proposte di altri blogger poiché trovo costruttivo collaborare, conoscersi e giocare. Sì, sono carica! 

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Oggi vi parlo di regole. Non si tratta di quelle noiose, ma più semplicemente cosa voglio impormi ad ogni viaggio: abitudini ormai talmente consolidate da essere diventante, appunto, le mie regole di viaggio.  L’idea è di Daniela del blog The Daz Box (grazie, grazie, grazie!) .

no catene ineternazionaliQuando viaggio amo sfruttare al massimo i miei cinque sensi, soprattutto il gusto. Quale migliore occasione per provare un piatto nuovo, accostamenti originali o frutta esotica mai vista prima? Nonostante abbia scelto di essere vegetariana circa cinque anni fa, non ho mai smesso di essere curiosa e provare piatti diversi e spesso tante specialità tradizionali sono proprio adatte alla mia scelta! Mai essere schizzinosi… Se mi limito a mangiare gli spaghetti al sugo o il classico panino di Subway, allora faccio prima a stare a casa, no? Adoro i mercati locali, il cibo da strada, i ristorantini non turistici e… provo sempre la birra locale, ecco quella non manca mai.

Sembra qualcosa di sentito e risentito, specie sui blog, ma voi non avete idea di quanta gente conosco che all’estero dà di matto perché non trova il caffé come in Italia, i grissini e il grana padano al ristorante, non sopporta la cucina indiana perché troppo speziata (non andare in India, allora!) oppure si rifugia in Mc Donalds e similari.
“…perché come si mangia in Italia non si mangia da nessuna parte.”
“Sei tornato dall’Inghilterra o dagli Stati Uniti? Poverino, devi aver passato la fame con quello che hanno lì.”

Oddio, siamo un po’ troppo raffinati? Va bene, noi abbiamo prodotti di alta qualità, infinite varietà regionali e vanterò sempre all’estero le prelibatezze italiane, ma in altre parti del mondo ho trovato altrettanti piatti da farmi venire l’acquolina in bocca. Ripeto, se ci si lamenta tutto il tempo e ci si rifiuta di provare piatti locali, allora non si dovrebbe scegliere di viaggiare all’estero, poiché la cucina della nonna non la batterà mai nessuno.
praticita rispetto viaggiovagandoCosa metto in valigia? Che dramma. Se da un lato mi piacerebbe avere scatti da star in giro per il mondo (???) dall’altro lato penso che la comodità venga al primo posto, inoltre, scelgo sempre un abbigliamento rispettoso del paese che visito perché non mi piace mai dare troppo nell’occhio.

clothes vestiti

Col tempo mi sono resa conto di riuscire ad indossare solo una parte del contenuto della valigia, di conseguenza non vale la pena portare mille vestiti stilosi se poi devo scarpinare come una pazza, non mi serve la piastra per capelli per una settimana al mare ecc.  Porto il minimo, anche perché la valigia la devo trascinare io…

Prima di un viaggio studio bene cosa mi piacerebbe fare (mare? trekking? giro in città? locali notturni?) e scelgo un colore dominante per facilitare l’abbinamento di abiti, scarpe e borse. Fare e disfare le valige in continuazione anche per motivi di lavoro (due bagagli per periodi di 5/6 mesi ogni volta!) mi ha insegnato molto.

no sfruttamento degli animaliHo scelto di essere vegetariana per una questione etica e morale e tale decisione si ripercuote, per coerenza, anche in altri settori quali moda, cosmetica, intrattenimento e, infine, turismo. Tasto dolente, eh?

Sono e sarò sempre contraria a qualsiasi forma di sfruttamento: non visiterò mai Malta in carrozze trainate da cavalli sfiniti e schiumanti, non nuoterò mai con i delfini, non salirò mai sul dorso di un elefante in Thailandia, non comprerò portachiavi minuscoli contenenti pesci rossi vivi in alcuni mercati in Cina (siamo arrivati a questi livelli, vi rendete conto?!), non scatterò mai foto con scimmie tenute al guinzaglio (a St Kitts, nei Caraibi, per esempio) o felini drogati. Mi pare che se ne possa fare a meno, no? Un po’ di buonsenso, grazie.

felini sfruttamento

Esiste molta, moltissima disinformazione e spesso, anche le attività che sembrano più innocue, nascondono trattamenti crudeli preventivi che sottomettono l’animale e lo rendono innocuo per cui adatto al turista che fa selfie. Spesso proprio le guide favoriscono brutti comportamenti pensando solo al proprio interesse: in Repubblica Domenicana mi sono incazzata nel vedere che guide e fotografi tiravano fuori dall’acqua le poche stelle marine rimaste (sopravvissute?) in tutta la zona per passarle di mano in mano a turisti ignoranti per poi sentirmi dire: “Eh, sai un tempo qui ce n’erano così tante… Quasi una per ogni turista! Ora guarda, poche poche.” … ma se stanno morendo così velocemente ci sarà un motivo, no?!

Ci sono mille altri modi di avvicinarsi alla natura e vedere gli animali nel proprio ambiente, senza disturbarli. L’importante è informarsi e non contribuire ad uno sfruttamento inutile di chi, purtroppo, non ha voce. Credetemi  al delfino non gliene frega proprio nulla di nuotare con voi e scattare una foto mentre vi dà un bacino e non si diverte a saltare dentro ad un cerchio infuocato, lo fa perché affamato.

organizzazione e sorpresaDopo aver comprato il volo, prenoto sempre l’alloggio: mi piace sapere dove andrò a dormire e preferisco applicare il concetto “avventura” solo al programma della giornata, decidendo, spesso, in base all’umore la mattina stessa. Conosco tanti viaggiatori che preferiscono lasciare tutto al caso, ma io non riesco ad essere così, almeno sulla sistemazione.

Per quanto riguarda il momento pre-viaggio, leggo quanto basta sulla destinazione per avere un’idea generale su cosa desidero fare, poi preferisco lasciarmi sorprendere e studiare la guida in itinere. Ciò che amo trovare sui blog o siti turistici sono le particolarità delle città quali bar speciali, eventi da non perdere o qualsiasi altro aspetto curioso, magari legato a tematiche eco-sostenibili, design o storie bizzarre.

Tante altre volte viaggio per andare a trovare amici lontani… beh, in quel caso lascio a loro la guida e non organizzo nulla perché voglio che la mia vacanza abbia un tocco diverso, proprio come una persona del posto.

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Un altro aspetto che mi preme trattare è che ogni vacanza o viaggio è a sé: non sopporto tutte queste etichette che leggo su internet e nessuno può dirmi cosa sia giusto o no. La mia tendenza è viaggiare cercando di integrarmi e interagire il più possibile con la popolazione del posto, ma a seconda dei miei bisogni potrei scegliere una tipologia di vacanza diversa: con un’amica farei il classico viaggio zaino in spalla in ostello o serate scatenate ad Ibiza, col fidanzato prenoterei l’hotel carino o la crociera oppure, come mi piacerebbe adesso dopo mesi di lavoro martellante, vorrei rifugiarmi in un resort all-inclusive proprio perché non ho voglia di pensare a nulla. Ci sono varie sfaccettature, ma sono sempre io!

Tutto dipende dal momento e da cosa si ha bisogno: mentre lavoravo ai Caraibi ho conosciuto due coppie di amici sulla sessantina che viaggiano sempre in crociera o con itinerari organizzati da tour operator italiani perché non sanno parlare altre lingue. Li ho apprezzati, perché nonostante le barriere linguistiche, la loro curiosità li ha comunque spinti a viaggiare in tutti questi anni in giro per il mondo. Non va bene questo? Bisogna per forza fare gli squattrinati in camerate da 14 persone per dimostrare di saper viaggiare? I super guru del web mi hanno proprio stufato, serve maggiore apertura mentale e meno rigidità al giudizio.

lingua del luogo

Ultima regola per finire in bellezza!

Sono estremamente curiosa… Il punto è che mi piace sapere tutto, capire tutti quando parlano e di cosa parlano… infatti mi sono iscritta a lingue straniere e non a matematica applicata. Quando viaggio provo sempre ad imparare qualche parola del posto, come semplici saluti, ringraziamenti e altre parole di base. Per me è sicuramente un arricchimento e sono soddisfatta quando strappo un sorriso alla gente del posto che capisce il mio sforzo immane nel pronunciare parole nuove. Ah, però certe lingue sono proprio complicate, cavolo. Ho provato con l’ungherese e col samoano ed è stata una battaglia persa, ma non mi do vinta… eheh… potrei sempre tornare! 😉

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Ringrazio nuovamente Daniela per avermi inclusa in questo giochino tra blogger. Siete tutti invitati a partecipare e dire la vostra! Chi vuole essere nominato può scrivermelo nei commenti. Aspetto di leggere le vostre #TravelRules! 

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Annalisa

Siciliana di nascita e genovese di adozione, classe 1988. Poliglotta, vegetariana e cittadina del mondo con l'ambizione di unire sogni e lavoro in una sola parola: viaggiare.

6 commenti:

  1. Hai scritto delle cose molto importanti, che condivido pienamente. Ricordo che a Budapest, nei pressi del castello, c’era la possibilità di farsi scattare una foto ricordo con un’aquila reale, bellissima. Questa povera creatura era legata ad un supporto di cemento con una catena alla caviglia. Ogni tanto tentava di spiccare il volo, finendo miseramente contro un muro. Mi veniva da piangere. E non sai quante persone in fila per fare la foto. Ma perché?

    • Putroppo a volte non ci si rende conto. Io non sapevo che le stelle marine morissero con COSI tanta facilità, l’ho scoperto solo da poco. Quindi a volte, credo, siano errori innocenti quelli di tanti turisti, la colpa è di chi crea il business sapendo benissimo quali sono i rischi degli animali.
      In altri casi è puro menefreghismo. Quando dicevo ai turisti di non andare allo zoo di Buenos Aires perché gli animali erano tutti drogati dicevano che se ne fregavano e volevano comunque portarci i bambini….. ehm…. non commento altro

  2. Condivido tutto quello hai scritto, dalla prima all’ultima parola. A partire dal rispetto verso gli animali: ma del resto tante volte la gente che viaggia in un paese non rispetta la cultura, la gente, i monumenti del posto che li accoglie, per cui figuriamoci come faccia a capire che vanno rispettati gli animali. Quello che hai raccontato delle stelle marine lo trovo veramente assurdo, da prenderla a schiaffi quelle guide!
    D’accordissimo anche sul cibo: se non ti interessa niente all’infuori della pizza e della pasta, allora meglio restare a casa. Quanto sono insopportabili quelli che sono convinti che solo in Italia si possa mangiare bene???

  3. Concordo su tutto Annalisa! Sono d’accordo soprattutto sul discorso di non dare giudizi troppo serrati, è davvero importante imparare a farlo, e so che io stessa a volte ci casco. Però provo sempre a migliorare! Ad esempio, non giudico male una persona che vuole mangiare solo italiano all’estero. Magari per quella persona l’aspetto gastronomico del viaggio non è importante quanto, invece, lo è per me. Semplicemente, IO non lo faccio (e infatti questa è anche una mia regola, questo stesso post uscirà sul mio blog tra qualche giorno 🙂 ), se poi lui invece vuole farlo non sono affari miei 🙂
    A presto!!

    • Beh io ho dato un po’ di giudizi, invece, sugli italiani all’estero. Non tanto chi “non ce la fa” neanch’io mangerei determinate cose all’estero (cavallette? scordatelo!) ma critico invece chi A PRIORI si rifiuta di provare piatti stranieri per varie ragioni… bigottismo? chiusura mentale? ignoranza? arroganza? per puro partito preso? non saprei… ecco, quello penso che sia un discutibile 😛

Cosa ne pensi?