Cosa mangiare in Samoa

Provare la cucina del luogo in cui si viaggia è tra gli aspetti più belli ed istruttivi. Ho sempre rifiutato le catene di fast food a favore di un buon piatto locale, così come non ho mai cercato un ristorante italiano all’estero se non giusto in Samoa sia per far provare qualcosa di diverso al mio fidanzato che per conoscere degli italiani trasferiti da diversi decenni sull’isola.

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Cocco appena grattugiato

Se prima, però, avrei assaggiato anche i cibi più strani (ok, lasciamo perdere gli insetti…) da quando sono diventata vegetariana la ricerca di piatti del posto adatti alle mie esigente è diventato un po’ più difficile, soprattutto quando la cultura della carne è molto diffusa.

PER APPROFONDIRE: Samoa – luoghi, attività e shopping

I samoani sono tra le popolazioni più sorridenti e spensierate che abbia mai incontrato. Amano cantare, ballare e scherzare ma su certe cose sono molto seri: la famiglia, la religione e… il cibo, il quale scandisce ogni grande evento. Ricordo quando la mamma del mio ragazzo mi raccontava i pranzi che organizzano per la comunità e per il parroco del villaggio e di quando aveva conosciuto dei religiosi di Roma che le insegnarono a cucinare la pasta (anche se poi ha continuato ad usarla come contorno).

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Banco al mercato centrale di Apia

La domenica è il giorno del Pranzo con la P maiuscola, chiamato to’oana’i. Gli uomini di casa preparano l’umu, un forno disposto a terra nel giardino di casa e composto da pietre di fiume. Qui viene cucinato taro (tubero locale fondamentale per l’alimentazione samoana) banane acerbe, albero del pane, palusami (altro piatto tipico), pesce e carne per quasi un’ora e coperti da vari strati di foglie di banano e cocco.

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Preparazione dei palusami

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Umu, tipico forno samoano

PER APPROFONDIRE: Isole Samoa – le prime impressioni

Cosa ho mangiato in Samoa?

Direi che, nonostante sia vegetariana, me la sono cavata abbastanza bene: la natura è predominante anche in città e le piantagioni di frutta e verdura sono ovunque, anche nel giardino dietro casa. Cocco e papaya sono consumati a colazione, così come fette di pane imburrato e té molto zuccherato. La verdura è abbondante, sempre fresca e gustosa e non c’è bisogno di cercare il logo biologico a queste latitudini del mondo per trovare qualcosa di buono.

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Albero del pane

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L’albero del pane si mangia solo cotto

Taro e palusami sono gli assoluti protagonisti della cucina samoana e scherzando i ragazzi mi dicono “È grazie al taro che siamo così grossi e forti!”. Il palusami è stato il mio piatto preferito e ho colto ogni occasione per mangiarlo accompagnato con l’albero del pane, che preferivo al taro perché più leggero. Il palusami è un involtino di foglie di taro le quali racchiudono un cuore di crema di cocco. Queste foglie hanno un sapore deciso, meno acidulo degli spinaci ma non dolce come le bietole. Non saprei a cosa paragonarle considerando le verdure comuni in Italia.

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Foglie di taro

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Palusami, taro e albero del pane

Il cocco è l’ingrediente chiave della cucina samoana, utilizzato nelle preparazioni dolci e salate e come un vero e proprio condimento. Viene usata ogni parte del cocco e in tutte le sue forme: la polpa viene cucinata, mangiata fresca o grattugiata, si beve l’acqua di cocco (chiamato niu, fresca e frizzante e arma vincente contro il caldo) e si ricava il latte e la crema per ogni tipo di ricetta.

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Cocco

Per chi vuole assaggiare tutto, carne e, soprattutto, pesce sono molto utilizzati. Il pesce appena pescato viene venduto ai bordi della strada, ha la forma simile ad un tonnetto e e viene affumicati nell’umu o cucinati come zuppa. Tra i piatti più conosciuti trovate l’oka e il poke che sono a base di pesce crudo. L’oka è una sorta di zuppa fredda, venduta in bicchieri, nel quale il pesce è marinato nel latte di cocco e succo di limone (o lime) e mescolato con pomodori, cetrioli e cipolle o erba cipollina. Il poke è sempre pesce crudo, ma bisogna cercarlo nei ristoranti perché non è un cibo di strada come l’oka. In questo caso il pesce è marinato nella salsa di soia, condito con più o meno peperoncino e accompagnato da fette di cocco. Per gli amanti della carne, il barbecue è a preparazione più diffusa.

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Poke

E i dolci? Non mi è sembrato che i samoani avessero molte ricette di dolci, tuttavia vanno matti per cioccolato e gelato. Ho provato una specie di torta al cocco, soffice come una nuvola, chiamata panipopo, ma ciò che ho voluto più volte è stato il vaisalo. Di che si tratta? Sempre per strada troverete tante simpatiche signore con degli enormi pentoloni e bicchieri che servono strane pappette, le più popolari sono il kokoaraisa e il vaisalo: latte di cocco mescolato a cioccolato o riso bollito, dipende da quello che si sceglie. Il cacao del kokoaraisa, assolutamente privo di ogni raffinazione, è amaro e con un sapore simile al caffè tostato. Il vaisalo è una bevanda decisamente più dolce grazie al cocco e servita tiepida. Lo bevevo quando volevo fare una colazione diversa e la signora che lo vendeva vicino casa ormai mi conosceva e mi chiamava da lontano ogni volta che mi vedeva perché sapeva che sarei andata da lei.

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La mia nuova amica e i pentoloni di cose buone – tra cui il vaisalo

In generale posso dire che la cucina samoana mi è sembrata sana perché usa quasi esclusivamente prodotti freschi (praticamente della piantagione di casa propria) e pochi ingredienti combinati in modo armonioso tra loro. Ovviamente esistono fast food, barbecue di strada e cibo spazzatura americanizzato che, uniti all’uso quotidiano del cocco – calorico-  e alle grandissime quantità di birra consumate, hanno provocato un forte tasso di obesità che temo venga scambiato come segnale di benessere economico. Un gran peccato.

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Note per i vegetariani

Come detto prima, non ho trovato molte difficoltà: frutta e verdura fresca sono reperibili ovunque, i palusami una delizia unica e i dolci da provare. Nei ristoranti ho trovato anche hambuger vegetariani (con uovo e ananas, originale, no?) verdure in abbondanza, cucina indiana ed occidentale e tante valide alternative.

Nonostante la cultura veg sia qualcosa di lontano e (quasi) sconosciuto, ho trovato l’unico piccolo bar di tutta l’isola gestito da sorelle vegane che cucinano piatti, panini e centrifugati e frullati buonissimi. Si chiama Krush e lo trovate a Falealili Street – Tanugamanono, pochi km dal centro di Apia sulla strada che porta al giardino botanico di Vailima.

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Sushi vegano da Krush

Con un minimo di adattamento, giuro che riuscirete a sopravvivere anche in Samoa senza morire di fame. Essendo ospite di una famiglia tradizionale ho dovuto provare i piatti di pesce menzionati sopra. Effettivamente era tutto buonissimo (anche se il mio corpo non ha retto il cambiamento) e ho assaggiato per non offendere chi mi ha ospitato: già accennare il discorso “io non mangio carne” è stato complicato. Se siete ospiti di hotel e resort non avrete questo “problema”.

 

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Annalisa

Siciliana di nascita e genovese di adozione, classe 1988. Poliglotta, vegetariana e cittadina del mondo con l'ambizione di unire sogni e lavoro in una sola parola: viaggiare.

Un commento:

  1. Io vorrei andare a vivere in samoa ai qualche consiglio

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