Ricordi di Buenos Aires

Dicono che gli argentini siano come italiani che parlano spagnolo: rumorosi, vivaci, che gesticolano molto e caratterizzati da quell’accetto forte ed inconfondibile che adoro. Venire a Buenos Aires è come trovare un pezzo di Europa nell’emisfero australe nato dalle ondate di emigranti che dalla fine del 1800 sono partiti per cercar fortuna. Oggi Buenos Aires è una delle metropoli più famose al mondo, immensa, elegante, vivace e dal crescente fermento socio-culturale.

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Venire qui mi ha fatto uno strano effetto: edifici moderni, grattacieli… eppure è stato come fare un piccolo salto nel tempo. Solo una sensazione, forse influenzata dall’immagine che ho sempre avuto dell’Argentina legata all’epoca di Evita.

Apro Spotify mentre scrivo questo articolo e clicco su alcune brani di tango per immergermi nuovamente in quella città così lontana dall’Italia, ma allo stesso tempo così vicina. Cerco di far riaffiorare i ricordi e le sensazioni… Queste note malinconiche sono state la colonna sonora del mio breve periodo in questo paese. Ricordo i locali in cui tango e milonga attraggono i turisti e i ballerini ne esaltano il folklore. Assistere ad uno spettacolo di passi di danza così decisi e sensuali è un’esperienza affascinante!

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Buenos Aires è elegante, storica e moderna: i quartieri con grandi palazzi in acciaio e vetro si alternano ad aree alberate, delineate da edifici chiari e adornati che ricordano quasi strade parigine, per poi passare all’inconfondibile ed unico quartiere de la Boca con le sue facciate dai colori saturi.

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Dal terminal delle crociere camminavo spesso per algunas quadras per raggiungere Calle Florida, una delle strade principali situate nel pieno centro di Buenos Aires e percorsa quotidianamente da masse di turisti. Avevo scovato un posticino carino nella Galeria Pacifico dove mangiare panini vegani con l’avocado e bere un succo d’arancia fresco con zenzero. Avevo anche trovato una brava estetista da cui mi recavo quando potevo e soprattutto, amavo camminare lungo questa via infinita, sbirciando tra le vetrine che esponevano la bizzarra moda argentina: fantasie eccentriche e colori accesi. Nei negozi più classici,  ammiravo abiti da sera e accessori sbrilluccicanti, ideali per presentarsi al Señor Tango ed immedesimarsi con le bellissime ballerine dello spettacolo.

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Dopo il trambusto del centro, i parchi sono sempre un luogo dove ritagliarsi uno spazio di silenzio e relax. Gli spazi verdi sono un orgoglio cittadino: Palermo, uno dei quartieri più famosi e ricchi di Buenos Aires, ospita il polmone verde della città: un meraviglioso giardino botanico di circa 4 ettari decorato da oltre 90 tipologie di rose e laghi artificiali. Vedevo molti che praticavano yoga e pilates all’aperto, leggevano un libro sotto l’ombra di un albero o passeggiavano col cane, anzi… i cani. I porteñi, gli abitanti di Buenos Aires, amano molto i loro amici a quattro zampe ma, vivendo in appartamento, assumono un dog-sitter, il quale va in giro anche con una decina di cani di ogni razza e misura!

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Per le strade del centro si riversano numerosi turisti, soprattutto dagli Stati Uniti, Brasile e Europa. Un via vai costante di gente, dal giovane con lo zaino in spalla al ricco turista. Buenos Aires, con la sua economia altalenante, non è più economica come un tempo, ma i visitatori non hanno smesso di venirla a trovare: la Recoleta, Palermo, Plaza de Mayo, Puerto Madero, il Caminito e l’obelisco che domina Avenida 9 de Julio, un tempo la strada più larga al mondo…

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La sera l’aria fresca rimediava al calore secco della giornata. Ed eccomi lì, tra i miei ricordi, mi rivedo a bere una birra chiara in uno dei tantissimi locali di Puerto Madero in compagnia di una collega argentina. Rilassate parlavamo del più e del meno, raccontandoci gli ultimi gossip della vita di bordo, delle nostre vite ora che lavoriamo su navi diverse, con itinerari altrettanto diversi. Passeggiavamo lungo il molo: da un lato i bar pieni di turisti e gente del posto, musica e luci, dall’altro, la quiete delle luci che si riflettono sull’acqua con sfondo il Puente de la Mujer, un’opera architettonica recente (finita solo nel 2001!) che simboleggia una coppia che balla il tango.

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Si dice che Buenos Aires sia pericolosa, ma con le giuste precauzioni non è un problema visitare il centro e le maggiori attrazioni. Rispetto ad altre città del Sud America è decisamente più sicura, ma la micro-criminalità prende spesso di mira il turista con scippi o truffe per il cambio del denaro. Occorre avere un occhio sveglio e attento: non sfoggiare oggetti di valore, evitare quartieri problematici (compresa la Boca, se vi allontanate dal Caminito e dallo stadio) e non utilizzare taxi abusivi fermi in attesa del cliente. Meglio fermare macchine già in corsa e assicurarsi che abbiano il taximetro.

Buenos Aires mi ha lasciato un bel ricordo, nonostante non le abbia dedicato le attenzioni che avrebbe meritato. C’è ancora molto da visitare in questa città così grande e così viva, cuore di un paese altrettanto grande e vario. Provo una certa simpatia per l’Argentina e il suo popolo come fossero lontani cugini da andare a trovare ogni tanto…

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Annalisa

Siciliana di nascita e genovese di adozione, classe 1988. Poliglotta, vegetariana e cittadina del mondo con l'ambizione di unire sogni e lavoro in una sola parola: viaggiare.

3 commenti:

  1. Non sono mai stata a Buenos Aires, ma il tuo racconto ha stuzzicato la mia curiosità…

  2. Avevo già sentito parlare bene di Buenos Aires, e tu mi confermi che è una città tutta da scoprire! Sembra davvero affascinante 🙂

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