Namua: notte in un’isola deserta delle Samoa

Namua è il paradiso nel paradiso tra i mari del sud.

Andare su quest’isola minuscola è la realizzazione di un desiderio che ho sempre ritenuto impossibile, soprattutto per un’europea. Mi viene ancora la pelle d’oca al ricordo: ho avuto il privilegio di dormire su un’isola deserta, in mezzo la natura e sotto un tetto di stelle.

namua Tutto è avvenuto per caso, parlando con una coppia di giovani conosciuti ad Apia, mentre racconto che mi sarebbe piaciuto trascorrere il mio ultimo fine settimana in un posto mozzafiato. Ho visto mille foto suggestive e Samoa abbonda di resort da sogno, ideali per un viaggio di nozze o una sorpresa speciale, ma non avrei mai immaginato di avere un’isola tutta per me.

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Poi mi viene in mente una locandina vista per strada… Namua. La ragazza immediatamente mi sorride e dice “Conosco quell’isola, è della mia famiglia! Se vuoi ci andiamo tutti insieme”. Dentro di me penso “Wow, un’intera isola è della sua famiglia?” in realtà si tratta di terra ereditato di generazione in generazione, ora appartenente a un suo zio più o meno lontano che la custodisce gestendo questa semplice struttura turistica. “Andiamo sabato!”

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Strani animali in giro per Namua

Arriva finalmente il giorno: partiamo da Apia con le nostre macchine e ci prepariamo per un tragitto di circa un’ora attraversando i vari villaggi costieri. Per pranzo solo un delizioso panino con l’avocado, con il caldo il mio appetito è scarso e riesco a mangiare decentemente solo con il fresco della sera. Portiamo in auto snack vari, l’indispensabile per il pranzo domenicale a base di palusami, taro e albero del pane e due grosse borse frigo che riempiamo di Vailima e altre bevande: ci aspetta una notte di grasse risate.

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Eccoci a destinazione. Accostiamo sul ciglio della strada dove troviamo una casa in legno e un piccolo molo. Parcheggiamo le macchine e il proprietario ci guida verso la barca. Carichiamo zaini e borse frigo e un ragazzo accende il motore. Il mare che divide Upolu da Namua sembra poco profondo ed è di un verde-acqua chiaro. Durante la breve traversata il ragazzo attira la mia attenzione su un’ombra che nuota vicino alla barca: “Guarda, una tartaruga marina!“.

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Dopo circa 20 minuti arriviamo sull’isola e veniamo accolti da due grossi cani che abbaiano e corrono di qua e di là per darci il benvenuto. Namua è un gioiellino di smeraldo. Su un lato una manciata di fale (case tradizionali) sono già pronte per riceverci, la casa del proprietario e una struttura maggiore dove si cucina e si serve il cibo. In tutta l’isola siamo solo noi quattro, tre membri della famiglia del custode e due cani: il resto è natura.

Solo ed unicamente natura incontaminata.

Non esiste neanche l’elettricità e solo più tardi mi rendo conto che i bagni e le fale sono illuminati utilizzando pannelli ad energia solare.

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Piano piano il sole si nasconde tra le onde di questo immenso oceano, regalandomi un tramonto infuocato: aspettavo questo momento da cartolina da tempo. Nel frattempo prepariamo il nostro falò per raccontarci storie fino a notte fonda. Intorno a noi solo la natura e le stelle. Le nostre fale sono a pochi passi dalle onde del mare. Continuo a girare per la spiaggia per credere davvero a quello che sto vedendo: no, non si tratta di un sogno.

Sto dormendo in riva al mare in una calda notte di dicembre in una delle isole più piccole e sperdute dell’emisfero australe.

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Il mattino successivo sono la prima a svegliarmi. Giro per l’isola per scattare foto in compagnia del dolce Kalì che mi è stato accanto da quando sono arrivata. Sembra che abbia proprio bisogno di attenzioni e io lo vizio come si deve. Faccio il bagno nelle calde acque cristalline di Namua e aspetto che i proprietari ci preparino la colazione, servita in versione dolce e salata con frutta fresca, pane, té, latte, uova, frittelline di melanzane e perfino noodles al curry.

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Kalì

Dopo la colazione e un po’ di relax, arriva il momento di preparare l’umu, il forno tipico samoano composto da pietre e foglie di banano. Questo è un compito da uomini: uno prepara i palusami e l’altro prepara il taro e si occupa del fuoco. Le donne non partecipano alla preparazione del pranzo, si siedono a tavola una volta pronto. Bello, eh? Io scatto tutte le fotografie possibili e mi godo queste mie ultime ore in Samoa.

Mi sembra di essere fuori dal tempo e dallo spazio.

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Preparazione dei palusami

“Questo paradiso gode di un turismo limitato” dice il proprietario. “Meno male” penso io. Con un turismo di massa questa meraviglia andrebbe persa e distrutta dalla solita inciviltà umana.

Porterò sempre nel cuore il ricordo del tempo trascorso sull’isola di Namua… chissà se un giorno potrò tornare a coccolare Kalì!

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Annalisa

Siciliana di nascita e genovese di adozione, classe 1988. Poliglotta, vegetariana e cittadina del mondo con l'ambizione di unire sogni e lavoro in una sola parola: viaggiare.

6 commenti:

  1. Che posto stupendo, davvero un’esperienza che sembra un sogno! Ma come sei riuscita ad andartene di lì? Solo a guadare le foto verrebbe voglia di trasferirsi sull’isola per sempre. Buona serata, Silvia.

  2. Pingback:Samoa: informazioni generali e consigli utili - Viaggiovagando

  3. Che meraviglia! E pensare che noi abbiamo dovuto rinunciare alla nostra notte sull’isola perché diluviava da due giorni…. mi toccherà tornarci e vivere questa magnifica isola!

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