Scoprire la Napoli sotterranea

Molti di noi quando viaggiano chiedono consigli ad amici e parenti e sempre più spesso ci si rivolge anche al popolo del web. Sulla mia pagina Facebook avevo chiesto cosa potevo vedere di interessante a Napoli e la blogger Martina di PimpMyTrip, nonché amica nella vita reale, mi ha consigliato di visitare la Napoli sotterranea. Il nome del tour mi ha colpito fin da subito e il giorno dopo ho trovato, lungo Via dei Tribunali, ragazzi che fornivano informazioni e mappe.

napoli sotterranea

Esistono due tipi di tour, praticamente uguali per nome, ma diversi nell’itinerario che si trovano in Via dei Tribunali 316 e Piazza San Gaetano 68: uno visita la città a circa 10m di profondità e si focalizza sulle botteghe e la parte che si trova sotto al chiostro di San Lorenzo. Il secondo tour inizia pochi metri più avanti e porta i turisti a ben 40m sotto la strada, visitando l’acquedotto e il teatro di Nerone. Siccome i due giri sono totalmente diversi, ma a mio avviso complementari, ho deciso di farli entrambi spendendo poco meno di 20 euro in totale per la durata complessiva di circa tre ore. Ne vale davvero la pena: le guide sono giovani, simpatiche e coinvolgenti.

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Visitare la Napoli sotterranea è un’esperienza che coinvolge tutti i cinque sensi ed è un viaggio indietro nel tempo che porta fino all’epoca greca, quando fu fondata la città. È interessante vedere come i vari strati si sovrappongano uno sull’altro: l’attuale convento francescano in stile gotico si erge sopra l’antico mercato romano che, a sua volta, prese il posto dell’agorà greca. Nelle profondità si scopre un’antica realtà: l’erario, un forno, delle probabili pescherie e delle tintorie dove veniva usata l’argilla per lavare, colori di origine naturale e urina per fissare il colore. L’imperatore Vespasiano introdusse una tassa per chi raccoglieva l’urina per usi commerciali. A suo figlio, che non era molto d’accordo, rispose: “Il denaro non ha odore”, per indicare che per soldi si può sopportare ogni puzza.

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napoli sotterranea Scendendo ulteriormente tra le viscere di Napoli, si scopre il sistema idrico greco, ampliato dai romani per un’area di 400km e poi potenziato nel XVII secolo sotto la dominazione spagnola che portò a migliori condizioni di vita cui seguì una crescita demografica. Si cammina per ampie cisterne e vicoli larghi non più di 60cm. La visita è suggestiva, soprattutto quando le uniche luci sono quelle delle nostre candele. Stessi spazi, ma epoche diverse: durante la Seconda Guerra Mondiale questi ampi spazi sono stati usati anche come rifugio per la popolazione per proteggersi dai bombardamenti e sono stati occlusi i maggiori pozzi con calate di cemento per evitare che  le bombe potessero cadere nel sottosuolo.

napoli sotterranea napoli sotterranea napoli sotterranea Con questo articolo non ci racconto ciò che ho appreso durante le mie due visite per togliervi il gusto di ascoltare le parole delle guide mentre siete nel sottosuolo di una magica città che si regge sull’importanza della sua storia millenaria. C’è, però, una storiella che mi ha fatto ridere e che non posso evitare di condividere con voi…

…Le cisterne più piccole appartenevano a case private e il pozzaro era il ragazzo addetto alla manutenzione: scendeva attraverso i pozzi e si muoveva lungo il perimetro della cisterna per pulire le acque in modo molto approssimativo. Era una persona esile e agile e si proteggeva dall’umidità usando un mantello con un cappuccio, ricordando la figura di un monaco. Il suo originò la leggenda napoletana del monaciello.

I privati spesso “dimenticavano” di pagare il lavoro faticoso e pericoloso dei pozzari, i quali ripagavano se stessi si intrufolandosi in casa a rubare:  la casa si diceva perciò “maledetta dal monaciello”.

Altre volte, invece, il pozzaro decideva di prendersi altre soddisfazioni e intratteneva relazioni amorose con le nobildonne napoletane in assenza del marito. In questo caso, era il monaciello che regalava soldi e gioielli alla signora, ovviamente rubati da altre case. Quando il marito rientrava, la moglie giustificava questi nuovi doni dicendo che la casa era stata “benedetta dal monaciello” e quindi loro dovevano sentirsi fortunati per questo. Il marito, fiero, raccontava in paese la fortuna ricevuta, non rendendosi conto, poverino, di esser stato preso in giro…

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Annalisa

Siciliana di nascita e genovese di adozione, classe 1988. Poliglotta, vegetariana e cittadina del mondo con l'ambizione di unire sogni e lavoro in una sola parola: viaggiare.

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