Gli aspetti negativi della vita di bordo

Sono ufficialmente a bordo da quattro mesi e, dopo tanto tempo, ritrovo la voglia di scrivere e raccontare le mie avventure. Sono seduta in un grazioso bar di Istanbul e approfitto del WiFi, dato che sulla nave il servizio è lento e costa molto.

Con questo post mi sfogo un po’ descrivendo gli aspetti negativi di questa mia intensa esperienza. Il prossimo articolo sarà dedicato, invece, ai lati positivi.

Questi mesi sono volati e ho conosciuto tantissima gente che, così come è arrivata, velocemente è andata via: in nave il personale cambia continuamente, come pedine.

Istanbul dal mare

Com’è la vita di bordo?  Una sfida giornaliera.

Un mondo parallelo, lontano dalla vita reale: non devi pensare al traffico, alla spesa, a cosa fare durante il giorno, non sei bombardato quotidianamente da politica, pubblicità, crisi economica e problemi di amici e parenti. Sei in mezzo al mare, con il solo compito di fare bene il tuo lavoro.

Spesso ho pensato “ma la vita a bordo spersonalizza?” Si perde un po’ quello che si era a terra: una persona con le passioni, svaghi e ritmi diversissimi. Stare molto tempo in nave, rende tutti un po’ standard.

Le abitudini di sempre non possono essere mantenute.  Un esempio a caso… a casa potevo scegliere cosa mangiare, mentre qui “essere vegetariani” è difficile poiché il cibo è ripetitivo e prevede quasi solo piatti per carnivori. La compagnia pecca nel non tenere conto di altri orientamenti alimentari ormai diffusissimi. A parte pizza, insalata, verdure grigliate o zuppe e, raramente legumi, non trovo molto altro. La frutta abbonda per fortuna nel buffet, ma non nelle salette dedicate a noi.

vita di bordo

Le mie giornate sono sempre intense. Devo arrivare in ufficio con 15 minuti di anticipo rispetto ad ogni inizio turno, riducendo all’osso anche i pochi momenti liberi della giornata. Credetemi, 15 minuti in una pausa di un paio d’ore sono molti! Questa è una regola che odio! Si lavora tante ore al giorno, tutti i giorni senza mai una giornata di riposo e, nel momento in cui sono libera, devo decidere come usare quel poco tempo prezioso a disposizione: mangiare, dormire, lavare i vestiti, telefonare a casa? Spesso non posso fare tutto insieme e devo escludere qualcosa rispettando anche i tempi degli altri dipartimenti. Se mi addormento e perdo il turno di cena devo aspettare quello successivo, sempre che non debba tornare a lavoro… A quel punto l’unica risorsa è avere almeno qualche biscotto in camera. Quando sono stata assunta ad aprile, ad esempio, arrivando di sera sono rimasta a digiuno perché la nostra mensa era chiusa; fortunatamente la stanchezza dovuta ad un viaggio infinito ha vinto su tutto: una volta visto il lettino non ho avuto bisogno d’altro.

Oltre gli orari legati ad escursioni, sbarchi e imbarchi che mi obbligano a levatacce alle 6 del mattino e chiusure dell’ufficio anche a mezzanotte, il mio lavoro prevede uno stretto e stressante contatto con il pubblico (spesso ignorante e arrogante). Ogni giorno devo gestirne le lamentele e ripetere gli itinerari mille volte in tutte le lingue che conosco perché la gente è troppo pigra per leggere ciò che ha proprio davanti al naso. Ci sono persone talmente disinteressate che non sanno nemmeno che gita stanno andando a fare e cosa visiteranno a terra. Altri non conoscono cosa sia una moschea pur avendo scelto una crociera con scalo ad Istanbul!

A volte capitano episodi quasi simpatici come l’arrivo di cinesi e giapponesi che, paradossalmente, si presentano con il programma del giorno scritto nel loro alfabeto per indicarmi quello che vogliono sapere e non parlando una parola di inglese. Come possano immaginare che io possa leggere i loro ideogrammi rimane ancora un mistero.

vita di bordo

Com’è la situazione con gli altri membri dell’equipaggio? A volte critica: se qualcuno è antipatico purtroppo lo si incontra quotidianamente e più volte, è inevitabile. Inoltre si condivide la cabina (piccolissima) con una collega, spesso di altra nazionalità, dovendo bilanciare le proprie abitudini con le sue.  Sono stata sempre fortunata da questo punto di vista: ho avuto due ottime compagne di cabina, una è anche diventata una cara amica, ma è sbarcata dopo un paio di mesi per fine contratto.

Appena arrivata in nave chiedevo ai veterani notizie sulla vita di bordo. Le risposte non erano quasi mai positive, del tipo “non ti devi mai fidare di nessuno” oppure “tutto a bordo è amplificato, nel bene e nel male: non è come la vita a terra”. Onestamente non capivo bene a cosa si riferissero… ma ora ho realizzato cosa intendessero. La convivenza forzata, i livelli di stress e stanchezza sono elevati e si è chiusi in una gabbia dalla quale non si può fuggire. Questo fa emergere i lati negativi del carattere. Le donne in particolare, anche se conoscono appena come ti chiami, indossano una maschera di falsa simpatia e spesso usano termini confidenziali come: tesoro, amore, bella ecc… Tesoro a chi?!

arredamento nave

A bordo si è controllati a vista: la vita privata non esiste, così come non esiste uno stacco netto tra tempo libero e lavoro. Qualsiasi cosa si faccia, tutti lo sapranno. Ci sono le telecamere di sicurezza, ok…, ma la gente pettegola funziona meglio di qualsiasi tecnologia! Se ti comporti diversamente dalle “procedure standard” il capo lo scopre da sé (o viene aiutato…). Devi fare attenzione a duemila regole, dentro e fuori l’ufficio. Le limitazioni sono tante e spesso essere guardingo serve a non beccarti la cazziata quotidiana, quindi non mangiare vicino alle finestre del buffet, non sederti, non appoggiarti dietro al bancone anche se le tue gambe chiedono pietà, sii in ordine, sorridi sempre anche se sei stanco morto e magari fai anche un po’ il ruffiano, perché ad alcuni capi piace molto.

Altra cosa che ho notato, è l’esistenza di “classi sociali” con trattamenti diversi a seconda del ruolo: il “crew” svolge lavori manuali o pesanti (camerieri, cabinisti, mozzi, addetti alle cucine, alle macchine ecc.) rimane spesso nei piani bassi. Noi dello “staff” abbiamo qualche privilegio in più come poter girare in area passeggeri, mangiare al buffet, vedere gli spettacoli a teatro, andare in discoteca (ah, ma devi essere in divisa e non puoi ballare. Ma allora che ci vado a fare?!), ecc. poi ci sono i ragazzi della Security che sono una comunità a parte, ben distanziata dal resto dell’equipaggio.

La vita a bordo è malsana: spazi chiusi, aria condizionata, il nostro cibo così e così, ore e ore in piedi col risultato di avere gambe gonfie e i capillari rotti, orari stancanti e mille pensieri. Sulla nave ci vuole una pazienza infinita con i passeggeri, ma si tratta di lavoro ed è previsto, ma il resto dell’equipaggio a volte non realizza che siamo tutti letteralmente “sulla stessa barca” e spesso la solidarietà sarebbe d’aiuto. Si riconosce subito l’ultimo arrivato: un agnellino in mezzo ai lupi. Chi lavora in questo ambiente da tempo ha imparato a proprie spese che è meglio non legarsi a nessuno, dato il frequente ricambio di personale e a mantenere distanze di sicurezza da tutto. Queste persone diventano più fredde, sbrigative, spesso ironiche e con poca pazienza e, purtroppo, molte volte si dimenticano che dal “primo contratto” ci sono passati anche loro.

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Annalisa

Siciliana di nascita e genovese di adozione, classe 1988. Poliglotta, vegetariana e cittadina del mondo con l'ambizione di unire sogni e lavoro in una sola parola: viaggiare.

6 commenti:

  1. Bellissimo e molto interessante questo tuo spaccato della vita di bordo.
    Non deve essere affatto facile. Buon lavoro.

    Fabio

  2. Bene, dopo questo aricolo si e’ riconfermato il mio pensiero che non sarei affatto tagliata per quella vita….. molto interessante e scritto davvero con sincerita’. molto scorrevole e facile da capire anche per chi non ne ha mai avuto esperienza….comunque : mi manchi tantissimo e non vedo l’ora che torni!!!!!!!!!! <3 sono fiera di te !

  3. accidenti, mi spiace 🙁

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