Viaggi tra le pagine: Il Paese dalle Ombre Lunghe di Hans Ruesch

Eschimesi, termine spregiativo dato loro dai limitrofi pellirosse Algonquin, che significa “mangiatori di carne cruda”

Ogni tanto capita di guardare tra gli scaffali carichi di libri che ho in casa. Mi ha incuriosito un romanzo che avevo lì, dimenticato da anni e comprato come lettura scolastica. Chi se lo ricordava più… Leggo la recensione: mi piace! Lo apro e inizio a (ri)leggerlo…

Il paese dalle ombre lunghe è un romanzo scritto nel 1950 da Hans Ruesch, una persona dai mille interessi e che nella vita è stato scrittore, pilota automobilistico, sceneggiatore e attivista contro la sperimentazione animale. Pubblicato inizialmente in inglese col titolo Top of the world, il libro è stato tradotto in italiano dallo stesso autore sotto lo pseudonimo (anagramma) di Nash Hercus.

Sebbene Hans Ruesch non abbia mai incontrato di persona alcun inuit, la sua storia si basa su resoconti autentici di alcuni esploratori. Il romanzo è ambientato durante i primi anni del ‘900 e racconta la storia di una famiglia nomade di cacciatori dell’Artico Centrale. Attraverso le vicende dei protagonisti, ho imparato qualcosa in più sulla loro cultura, così lontana dalla mia, e su un popolo costretto ad adeguarsi a condizioni climatiche estreme.

Inuit

Gli inuit sono persone generose, innocenti, incapaci di mentire ma allo stesso tempo molto orgogliose e cresciuti in una società “che ignora capi, codici e prigioni“. Rispettano la natura e gli animali cercando di non attirare gli spiriti malvagi o la sfortuna nella caccia. Sono abili cacciatori e grandi viaggiatori, sempre pronti a costruire in poco tempo un igloo per riposarsi tra un viaggio e l’altro in compagnia dei cani da slitta. Le scarse risorse hanno reso gli inuit persone molto ingegnose e creative e di ogni animale cacciato utilizzano tutto: ne mangiano alcune parti, usano la pelliccia e i nervi per creare vestiti, usano gli occhi come amuleti, il grasso per proteggere il viso dal freddo e le ossa e le lische di pesce per fabbricare semplici arnesi. Tra i valori più preziosi c’è la compagnia di altri esseri umani perché è un evento raro in una zona così scarsamente abitata. Le loro usanze appaiono decisamente strane ed estreme se confrontate con la nostra cultura: le descrizioni dell’autore sono sempre accurate, spesso crude e talvolta, mi permetto di dire, disgustose. Si trattano temi importanti come tabù, credenze religiose, matrimoni, crescita dei figli e funerali. La natura influenza molto la loro vita anche a livello di superstizioni e le difficoltà di sopravvivenza si riflettono nel carattere severo delle persone. Gli inuit si fanno servire dal gelo, invece di averne paura.

Inuit actors inside National Film Board of Canada igloo studio at Chesterfield Inlet, North West Territories [Nunavut], 1951 / Actrices inuites dans un igloo qui sert de studio à l’Office national du film. Chesterfield Inlet, Territoires du Nord Ouest [Nu
bambini inuit su slitta vicino Igluligaarjuk

La storia si evolve prima focalizzandosi sulla famiglia artica e successivamente sul rapporto tra gli inuit e l’insensibile uomo bianco che, gradualmente, inizia ad occupare queste regioni e ad imporre la cultura cristiana, così come è successo sempre nella storia in tutte le altre parti del mondo, snaturando le loro credenze e il loro stile di vita.

L’uomo bianco stava invadendo inesorabilmente la terra bianca, preceduto dalla sua fama, accompagnato dalle sue armi, i suoi cibi, le sue bevande, i suoi costumi, i suoi idiomi, i suoi tesori, i suoi dei; portando doni non richiesti e prendendo roba senza chiedere; imponendo le sue leggi e infrangendo quelle altrui; e lasciando nella sua scia un vortice folle: talvolta di gioia e ricchezza, talaltra di desolazione, morte o prigionia.

Il paese dalle ombre lunghe è un romanzo di facile lettura, piacevole ed estremamente interessante. Come tutti i libri che scelgo di leggere, la trama non racconta solo le vicende tra protagonisti fittizi, ma avvicina il lettore a un popolo lontano, spiegandone usi e costumi.

il paese dalle ombre lunghe

 

gplus-profile-picture

Annalisa

Siciliana di nascita e genovese di adozione, classe 1988. Poliglotta, vegetariana e cittadina del mondo con l'ambizione di unire sogni e lavoro in una sola parola: viaggiare.

Cosa ne pensi?