Storia di una ragazza internazionale

Se un uomo è gentile con uno straniero, mostra d’essere cittadino del mondo, e il cuor suo non è un’isola, staccata dalle altre, ma un continente che le riunisce.
(Francesco Bacone )

Questo post è speciale. È uno dei pochi articoli veramente personali che pubblico sul blog: non intendo dire che gli altri non lo siano, ma in questo parlo proprio di me, della mia vita e delle mie esperienze. Nessuna destinazione turistica, ma riflessioni sui motivi che mi spingono a credere di essere una ragazza internazionale, una cittadina del mondo.

Cosa significa? La definizione che ho trovato su internet è stata “Si autodefinisce cittadino del mondo colui che crede che gli abitanti della Terra formino un unico popolo, con diritti e doveri comuni, indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza, e che pongono l’interesse di questa comunità mondiale al di sopra degli interessi nazionali.

Secondo me, essere internazionale/cittadino del mondo significa anche aver vissuto esperienze all’estero, essere stato a lungo a contatto con persone di culture diverse, sviluppando quindi competenze di comunicazione interculturale; significa avere una mente aperta al diverso e ai cambiamenti; significa adattarsi in altri paesi, parlare più lingue, avere amici in tutto il mondo ed essere estremamente curiosi.

Quando inizia tutto…

I primi ricordi “internazionali” risalgono ai viaggi d’infanzia. Già all’età di sei anni, durante un viaggio in Spagna, avevo fatto amicizia con una coetanea del Belgio. Lei parlava francese, io italiano. Nonostante l’evidente barriera linguistica, giocavamo e ridevamo insieme. Poco importava non parlare la stessa lingua.

A partire dall’età di 12 anni conoscere stranieri in vacanza è diventata la normalità. Quell’anno ero in Veneto e ricordo che la costa era invasa dai tedeschi – mai viste così tante testoline bionde tutte insieme!!! Notavo che dovunque andassi in villeggiatura con i genitori, erano sempre gli stranieri ad attirare la mia attenzione, sia durante le vacanze in Italia che, successivamente, in Spagna.

Con i nuovi amici tedeschi, 2000

Con i nuovi amici tedeschi, 2000

Potete immaginare il micro-trauma subito ai 12 anni? Volevo giocare, conoscere altre persone, divertirmi e l’unica alternativa era usare quelle poche frasi di inglese che mi avevano insegnato a scuola, non sapendo nemmeno come formulare una frase al passato! “Pazienza” ho pensato “io non rimango sola!” e così mi sono data da fare, comunicando come potevo con gli altri. Ciò mi ha aiutato tantissimo ad abbattere il blocco e la vergogna di parlare in un’altra lingua e gli anni successivi sono stati sempre meglio.

Dal liceo in poi

Con la fine delle scuole medie avevo capito la mia strada: volevo studiare al liceo linguistico. Le vacanze successive mi hanno regalato nuove conoscenze: spagnoli, portoghesi, inglesi ed olandesi. Il mio inglese migliorava di anno in anno e provavo una soddisfazione immensa anche per il mimino complimento. Ogni frase ben detta era un traguardo raggiunto e lo è tuttora che cerco quasi la perfezione nella conoscenza delle lingue straniere che ho studiato.

Durante la terza liceo il mio piano di studi prevedeva l’inserimento di una terza lingua: scelgo lo spagnolo e, non contenta, aggiungo un corso di portoghese al pomeriggio, non tanto per quei famosi crediti extracurricolari, ma perché avevo conosciuto un ragazzo di Sintra (città vicino Lisbona) che sapevo di incontrare l’estate successiva…

Nel corso dello stesso anno si presenta un’occasione imperdibile: decido di lasciare il liceo linguistico per iscrivermi ad una scuola internazionale inaugurata a Genova pochi anni prima. Il programma all’epoca prevedeva solo gli ultimi due anni di liceo, ora invece è un’istituzione consolidata che porta i ragazzi dalle elementari al diploma di maturità.

Una serata, sette paesi diversi

Una serata, sette paesi diversi: Malaysia, Ecuador, Svezia, Italia, Stati Uniti, Australia e Israele – 2006

Cos’è esattamente questa scuola? È stata la mia prima porta d’ingresso ad un clima veramente internazionale. È una scuola che ha un posto speciale nel mio cuore. Il diploma che ho conseguito non è la classica maturità statale italiana, ma un International Baccalaureate e gli esami “di maturità” (ovvero essays, prove scritte e registrazione degli esami orali) sono spediti nelle altre sedi del mondo per la valutazione finale. La scuola ha un programma unico in tutto il mondo che permette anche una maggiore mobilità agli studenti e tutte le materie sono insegnate in inglese.

Con la mia classe internazionale a Londra, 2006

Con la mia classe internazionale a Londra, 2006

Sono stati due anni tosti (se siete anche voi delle capre, vi sfido a studiare matematica e biologia in inglese…!). Questo corso mi ha insegnato a fare essays, ricerche, ad avere un pensiero critico, a relazionarmi in modo diverso e collaborativo con i professori, a confrontarmi con gli studenti di tutto il mondo, ad essere onesta in ambito scolastico (copiare – cheating – in Italia è punito in modo più blando) ecc. Sono arrivata al punto di parlare italiano solo a casa, perché l’inglese era la lingua dentro e fuori da scuola: durante questi due anni le persone che frequentavo nel tempo libero erano solo stranieri, in prevalenza americani.

Foto di classe - 2007

Foto di classe – 2007

Si sono aperti i miei orizzonti, arricchiti poi da studenti di altre parti del mondo, conosciuti durante il progetto svolto ad Hastings presso una scuola gemellata con la nostra. Ho dormito per la prima volta in un campus e ho frequentato, anche se per pochi giorni, un college inglese. Gli studenti erano tutte persone brillanti che, grazie a borse di studio donate dai rispettivi paesi d’origine, hanno avuto l’opportunità di studiare in Inghilterra. I ragazzi provenivano da Asia e Africa. È stata un’esperienza davvero formativa ed indimenticabile. Ricordo che fantasticavo di frequentare il mio ultimo anno proprio ad Hastings insieme ai miei nuovi amici internazionali. Quelli dell’anno successivo sono venuti in Italia per portare avanti lo stesso progetto e io ho ospitato per la prima volta una studentessa a casa trascorrendo una settimana fantastica. Phillis, zambese, ed io abbiamo imparato molto sulle nostre rispettive culture.

“My dream is to travel around the world and maybe find my charming prince in one of my journeys”
Estratto dalla mia pagina personale dell’Year Book della scuola, 2007

ragazza internazionale

Foto di gruppo con gli studenti di Hastings – 2006

Si diventa grandi con l’università!

Inizio l’università. Ovviamente scelgo di continuare il mio percorso e mi iscrivo a Comunicazione Interculturale presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova. Decido di abbandonare l’inglese e il francese (studiati come lingue principali durante i cinque anni di liceo) e scelgo come specializzazione portoghese e spagnolo. Sì, volevo cambiare! Sapere solo due lingue non mi bastava, perché non imparare qualcosa di nuovo?

Mi laureo col massimo dei voti e dopo pochi mesi vado a vivere a Lisbona per svolgere un tirocinio presso l’Istituto Italiano di Cultura. Vivere all’estero per la prima volta e partire senza conoscere nessuno sul posto mi ha dato carica e sicurezza. Ho imparato a viaggiare e a gestirmi da sola e il fatto di abitare in una casa nuova, in un paese che non è il mio mi ha affascinato moltissimo. Lisbona ha un’intensa energia positiva che non tutte le città hanno.

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Serata nel Barrio Alto (Lisbona) insieme ad amici brasiliani ed inglesi – 2012

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Cena con le mie coinquiline a Lisbona, 2012

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Brasile & Italia a Cascais (Portogallo) – 2012

Finisce l’estate del 2012. Dopo mille riflessioni su cosa fare della mia vita decido di iscrivermi di nuovo all’università e scelgo di approfondire le mie conoscenze linguistiche con un corso magistrale in Traduzione e Interpretariato. Sono obbligata a studiare inglese a scapito del portoghese che abbandono a malincuore.

E poi?

Nel novembre 2012 divento membro di Aiesec, la maggiore associazione studentesca al mondo, che organizza scambi culturali, tirocini e periodi di volontariato all’estero. Ancora una volta sono in un clima internazionale e, ancora una volta, rinforzo i valori in cui credo.

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Comitato Aiesec Genova – novembre 2012

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Una giornata internazionale con i membri di Aiesec provenienti da tutta Europa, 2013

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Aiesec: Italia & Paesi Bassi – 2013

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Aiesec: Iran – Georgia – Italia – Argentina – Albania, 2013

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Aiesec: Paesi Bassi & Italia, 2013

Altra esperienza all’estero: l’Erasmus!

Nel 2014 preparo nuovamente le valige per una nuova esperienza di vita all’estero: l’Erasmus in Inghilterra a Hull, una cittadina portuale con un campus strafigo. A differenza del Portogallo (che è comunque un paese latino) qui trovo maggiori differenze culturali che mi obbligano ad adattarmi a stili di vita diversi dai miei. Tuttavia, anche in questa occasione, apro gli occhi su molti fronti.

Ma c’è dell’altro!

Viaggi, esperienze all’estero, studio di lingue straniere… ok. C’è dell’altro: durante questi anni, dal liceo fino ad oggi, nella mia vita si è arricchita al tal punto che realmente posso vantare di conosciuto, interagito, stretto amicizia con persone provenienti dai cinque continenti. Mi sono perfino fidanzata con due ragazzi stranieri e, grazie queste storie pluriennali, ho imparato moltissimo, proprio come se mi fossi trasferita dall’altra parte del mondo.

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Un Natale multiculturale: Brasile, Cile, Mozambico e Cina – 2010

Ed eccomi qui, ora a Genova e domani chissà, con più amici stranieri che italiani, con contatti giornalieri con persone lontane e con un bagaglio culturale non indifferente, non da tutti. Ho una valigia sempre pronta e un’altra piena di ricordi, aneddoti, modi di dire, risate ed esperienze in tante lingue diverse, da mille luoghi diversi. Tutte le scelte fatte in passato hanno sempre avuto come base comune quella di scoprire il mondo.

Oggi mi sembra normale telefonare ad un’amica a Budapest per gli auguri di Capodanno, divertirmi a ritmo di samba con le amiche brasiliane, raccontare gli ultimi pettegolezzi su whatsapp all’amica in Ecuador, cambiare 2-3 lingue nel corso di un’unica conversazione, andare a trovare un amico in Polonia o fare parte di un gruppo nel quale l’unica italiana sono io.

Ho vissuto in diverse regioni d’Italia e, sommato alle esperienze in Portogallo e in Inghilterra, ho imparato a mettere radici un po’ ovunque o, paradossalmente, a non metterle da nessuna parte. Un tempo gli addii finivano costantemente in pianti, mentre ora riesco a gestirli: ho salutato già molti amici che hanno deciso di perdersi tra le vie del mondo e mi sono resa conto che le opportunità sono infinite per rivedere e sentire vicino le persone a cui si vuole bene, in fondo si è tutti sotto uno stesso cielo.

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Un Capodanno cileno a Barcellona, 2013

50 sfumature di pelle: Italia, Stati Uniti, Mozambico, Brasile & Perù

50 sfumature di pelle: Italia, Stati Uniti, Mozambico, Brasile & Perù – 2014

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Tifando Brasile ai mondiali di calcio – 2014

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Le mie coinquiline in Erasmus: Francia, Ungheria e Stati Uniti – 2014

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Una qualsiasi serata in Erasmus – nella foto: Italia, Brasile, Belgio, Francia, Germania e Stati Uniti – 2014

Chi sono ora?

Cerco sempre nuovi stimoli perché stare troppo a lungo in un posto mi annoia. Sono felice di sapermi adattare un po’ ovunque, essere in grado di fare amicizia in fretta, ambientarmi in una città nuova in poco tempo ed assimilare più che posso.
Questo stile di vita mi ha plasmata fortemente: sono diventata più semplice, tollerante e curiosa. Sogno ad occhi aperti, ma so anche raggiungere i miei obiettivi. Ho reso mio ciò che di buono c’è nelle altre culture e ho sviluppato un modo di pensare critico e allo stesso tempo molto aperto e “internazionale”.

Ho già scritto molti i capitoli della mia vita e non sono finiti qui: ad aspettarmi ci sono nuove avventure, nuovi viaggi, nuove persone e una nuova casa: un’esperienza tra le onde del mare circondata da oltre 30 nazionalità, ma ve lo racconterò in seguito…

Questa è la storia di una ragazza internazionale.

Questa sono io e sono fiera di esserlo.

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Unica italiana durante un Walking Tour a Porto – 2013

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Genova: dove paesi di lingua portoghese e Italia si incontrano – 2015

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Annalisa

Siciliana di nascita e genovese di adozione, classe 1988. Poliglotta, vegetariana e cittadina del mondo con l'ambizione di unire sogni e lavoro in una sola parola: viaggiare.

13 commenti:

  1. Wow, che dire… gran bel percorso Anna! Complimenti!

  2. Ah che bello quest articolo ! Proprio non me lo aspettavo !!!! Molto ricco di te … !

  3. ho imparato cose nuove su di te e mi sono ritrovata molto in quello che hai scritto! sei forte piccola dolce amica! è bello condividere momenti di vita con te! un abbraccio

  4. Bellissimo articolo! Ti invidio molto l’esperienza della scuola internazionale! E buon viaggio nella nuova avventura!

    • In Inghilterra ho notato che vanno maggiormente ragazzi stranieri. Di inglesi ne ho visti solo due ed è un peccato perché è un tipo di scuola che ti apre la mente. Com’è considerata l’IBO in UK? Ne avevi già sentito parlare?

  5. Questo post non solo è bellissimo, è personale e ci fa capire molto più di te (grazie per esserti condivisa con noi) ma mi sono ritrovata in tutto quello cha hai scritto! Conoscere persone straniere, e viverci assieme, apre la mente e rende le persone migliori! La prima citazione poi, bellissima e verissima! In bocca al lupo per tutto cittadina del mondo!! 🙂

  6. Pingback:Nuovo lavoro, nuove avventure: Viaggiovagando va in crociera! - Viaggiovagando

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