Dublino? Sì, ma come dico io

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Ogni volta che si decide di visitare una città si preparano itinerari, si cercano informazioni, si tenta di sfruttare al massimo i pochi giorni a disposizione per godersi pienamente la città prescelta. Solitamente seguo anch’io queste procedure, perché dal momento che viaggio, soprattutto in un paese straniero, cerco di ottimizzare i tempi per vedere più che posso. Per Dublino non è stato così. Forse la mia affermazione vi scioccherà ma… a Dublino non avevo voglia di visitare la città con tour de force stremanti e non avevo per niente voglia di vedere ogni singolo museo e attrazione della città. Ho visitato la capitale irlandese a giugno 2013 con il solo intento di rilassarmi, divertirmi e vivere la mia vacanza senza pensieri e ora vi racconto perché…

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Avevo trascorso l’ultimo mese del mio Erasmus rinchiusa in biblioteca per oltre 8 ore al giorno, ero stanca, preoccupata di non passare gli esami con i voti sperati ed ero costretta a studiare anche una materia per me poco interessante che si era trasformata in un incubo da imparare a memoria. Subito dopo gli esami mi ero concessa una settimana abbondante di viaggi per la regione dello Yorkshire che mi avevano letteralmente sfiancata: tutto troppo di corsa, elevate dosi di caffeina e levatacce mattutine con occhiaie imbarazzanti. In più l’Erasmus stava per finire e il ritorno a casa significava: fine del mio percorso universitario, ansie varie su “cosa faccio ora” e tornare ad una routine genovese ormai estranea. Ultimo aspetto e sicuramente il più importante: erano gli ultimi giorni passati con le mie coinquiline. Anche se abbiamo vissuto solo pochi mesi sotto lo stesso tetto, i rapporti di amicizia si sono stretti immediatamente e siamo sempre state molto affiatate. Organizziamo l’ultimo viaggio insieme per finire l’Erasmus in modo meno traumatico e cogliamo l’occasione per vedere un paese nuovo per tutte: l’Irlanda.

Dopo mille peripezie all’aeroporto di Manchester, arriviamo a Dublino in tarda serata. Prendiamo il pullman che ci lascia a poche vie dall’alloggio che abbiamo trovato a poco prezzo a due passi dal Temple Bar. Arrivando di notte non riesco a farmi un’idea della città, vedo solo tanti bar aperti e gente che si gode la temperatura estiva che è già nell’aria.

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Cosa ho visto di Dublino?
Come diciamo in italiano colloquiale “non avevamo voglia di sbatterci” quindi partecipiamo a un free walking tour (ne faccio molti quando viaggio e li adoro!) e la nostra guida Eoin ci porta a spasso per le vie di Dublino. Il tour dura circa tre ore e dà l’opportunità di avere una prima idea della città, il tutto condito con curiosità, cenni storici e aneddoti che solo una persona del posto può dare: Eoin è irlandese DOC e studia Storia e Scienze Politiche al Trinity College (eh, beh…!).

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Scultura per ricordare la fame e la povertà che ha colpito l’Irlanda

Ascolto la storia di questo paese che nei secoli ha sviluppato una forte identità nazionale: leggende, tradizioni e folklore sono presenti ovunque, forse un po’ accentuati per colpa del turismo. Tuttavia, gli irlandesi sono un popolo fiero che ha lottato per anni per la propria indipendenza, arrivata solo nel 1922, e che tuttora cerca le proprie radici (come indipendenza anche a livello culturale dal Regno Unito) nella storia gaelica pre-normanna, nelle tradizioni popolari e proclamando il gaelico come lingua nazionale. Queste storie di ribellione mi ricordano il libro Una stella di nome Henry di Roddy Doyle che avevo letto tanti anni fa ambientato proprio a Dublino, così come tutte le vicende narrate nei libri di scuola sulla fame e la povertà che avevano colpito quest’isola. Tutto mi torna in mente e vedere con i miei occhi la storia che ho studiato per anni,  è una gran bella soddisfazione.

Con il tour visitiamo le maggiori attrazioni come il Dublin Castle, le mura medioevali, le rovine vichinghe, la diversa architettura normanna e georgiana, la Christ Church Cathedral, il Trinity College, il parco cittadino St. Stephen’s Green e, ovviamente, passiamo dal Temple Bar (che inizialmente pensavo fosse il nome di un locale e solo dopo ho scoperto che fosse un intero quartiere). No! Non sono andata alla Guinness Storehouse: se già prima ero titubante, dopo che la gente del posto mi ha detto “it’s a trap for tourists” ho rinunciato senza pensarci due volte.

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Cosa ho pensato di Dublino?
Sono sincera: esteticamente l’ho trovata bruttina. Ci sono città come Lisbona, Venezia ed Edimburgo che mi hanno tolto il fiato. Dublino no. Ho fatto fatica a scattare foto decenti, perché non la trovavo bella da ritrarre. Chissà, forse non sono andata io nei posti giusti? A parte il coloratissimo quartiere del Temple Bar, il resto della città mi è parso un po’ grigio e triste (chi ama questa città e mi sta leggendo penserà “questa è pazza!”). Dublino è da vivere e non da visita-foto-ritorno-a-casa. Dublino è viva, allegra, ha i locali sempre pieni e nessuno si tira indietro davanti a una pinta. La musica tradizionale suonata dal vivo ti perseguita nella maggior parte dei pub e arriva ad essere la colonna sonora del viaggio.

Non ho mai visto trasportare così tanti fusti di birra per le strade! La maggioranza marchiati Guinness, ovvio. I furgoni riforniscono di continuo i pub del centro con un via vai continuo. Una volta che ci fate caso, li noterete ovunque.

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Ho trovato gli irlandesi molto simpatici, socievoli e auto-ironici. La stessa guida Eoin scherzava (o forse no?) sul fatto che i palazzi più belli di Dublino fossero costruiti, ahimé, dagli inglesi e ho conosciuto altri irlandesi pronti a scambiare due battute in pub del Temple Bar nonostante sia una zona prettamente turistica. Mi domando come sarebbe stato l’Erasmus in un posto del genere, invece che ad Hull, con gente più aperta e simpatica…

Piccola chicca 
Dal momento che Eoin era simpatico e disponibile, gli ho chiesto dove ci consigliasse di bere una birra. Vicino la Tara St. Station c’è un pub che si chiama O’Reilly’s. Meno intasato di turisti, con arredamento molto particolare e con prezzi imbattibili: la birra media costa poco più di €3 contro i €6 delle birre del Temple Bar.

Foto presa dalla pagina Facebook di O’Reilly’s Bar

Foto presa dalla pagina Facebook O’Reilly’s Bar

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Annalisa

Siciliana di nascita e genovese di adozione, classe 1988. Poliglotta, vegetariana e cittadina del mondo con l'ambizione di unire sogni e lavoro in una sola parola: viaggiare.

3 commenti:

  1. Bellissima recensione ! Non sono mai stata a Dublino ma mi ha incuriosito molto la tua descrizione … La metterò tra le mete per un futuro viaggio !

    • Come ho scritto prima, secondo me è più l’atmosfera di Dublino a renderla speciale, che la città in sé intesa come monumenti e architettura. Se invece vuoi vedere un posto veramente figo sempre in paesi angolofoni ti consiglio Edimburgo!!!

  2. Volevo dirti che hai centrato il punto. Io ci ho vissuto 2 anni intensi di emozioni e posso dirti che Dublino mi manca da morire però di contro, a chi consiglio di visitare l’Irlanda, gli definisco la capitale come l’antiirlanda…giusto uno stop di 1 giorno e poi via a scoprire l’entroterra e la costa. Effettivamente gli unici luoghi suggestivi si trovano alle due estremità della DART: Bray e Howth. In particolar modo il secondo, offre una passeggiata lungo la scogliera da dove poter mirare anche le foche che giocano in acqua.
    Per il resto, come dici tu, Dublino va vissuta e non visitata.

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