#Lunaticando: La meravigliosa vita di Jovica Jovic

Lunatica Festival è un evento sempre molto atteso in provincia. È una scusa per visitare la zona, così bella e talvolta  poco conosciuta, per godersi le serate estive all’aria aperta e per assistere a spettacoli sempre interessanti e coinvolgenti.

La notte cala lentamente sul castello

La notte cala lentamente sul castello

Quando Elena mi ha invitato a partecipare a #Lunaticando, mi ha chiesto una preferenza riguardo le serate in programma nel caso la sua proposta non rispecchiasse i miei interessi. Il destino ha voluto che scegliessimo lo stesso evento: La meravigliosa vita di Jovica Jovic.

Lo spettacolo si è tenuto al Castello Malaspina di Massa, una scelta più che azzeccata. Il castello di notte è particolarmente suggestivo, soprattutto per le luci che riscaldano l’atmosfera e la vista sulla città, illuminata fino al mare.

Tutte le sedie disposte sono occupate dal pubblico pronto ad ascoltare la musica del grande Jovica mentre Marco Rovelli, scrittore e musicista massese, lo accompagna cantando e narrando la storia della sua vita.

Il pubblico ascolta le note della "fisa"

Il pubblico ascolta le note della “fisa”

La magia del castello di notte

La magia del castello di notte

Marco racconta le sfortunate vicende del popolo rom, costretto a spostarsi e deportato fin dai tempi dell’antico Egitto. Da quel momento non sono più stati sedentari perché malvisti, considerati demoniaci per la loro pelle scura e perché si credeva facessero concorrenza alle arti tradizionali delle nazioni in cui si stabilivano. Addirittura Massimiliano d’Asburgo dichiarò che non era reato uccidere uno zingaro…

Canta Gelem, gelem “Sono andato, sono andato” su una melodia serba. La fisarmonica è uno strumento completo, non serve altro per comporre buona musica.

La vita di Jovica non è mai stata semplice: nasce in un bosco fuori Belgrado, la madre taglia il cordone ombelicale con un pezzo di legno appuntito. Fin dal piccolo ha sentito il fardello della società e del suo popolo. “Non so da dove vengo e non so dove vado” dice Jovica. I suoi genitori hanno vissuto l’inferno di Auschwitz, i suoi zii e nonni non ne sono mai usciti.

Le canzoni hanno temi forti: il loro sterminio, le decisioni di Hitler, le sventure che si susseguono “Ché qualcuno non ci dimentichi e racconti le nostre sofferenze!”

Fin da bambino il suo sogno era suonare la fisarmonica (lui affettuosamente la chiama “fisa”). Il suo sogno si è avverato, esibendosi e riscuotendo successo nei vari Paesi europei. Ha conosciuto le realtà dei campi rom, per lui un mondo nuovo, ha suonato per matrimoni e feste tradizionali e ha contruibuito a preservare la cultura rom. Ha vissuto quattro anni a Milano e si è stupito che in tutto quel periodo non sia mai stato invitato dai vicini per un caffé. Marco e Jovica spiegano il valore dell’ospitalità per il popolo rom: è sacrosanta e offrono più di quello che hanno.

La voce di Marco è eccezionale, forte, commovente. Le canzoni si alternano tra ritmi lenti e melodie più allegre. Marco canta in lingua romanes, la lingua parlata dal popolo rom fin dai tempi del Medioevo. Il romanes rispecchia la migrazione dei rom dall’India fino all’Europa, mantenendo parole che derivano dall’armeno, dal curdo, dal greco e dal persiano.

La musica di Jovica è coinvolgente, sembra la colonna sonora di un film che racconta la sua vita. Dopo oltre un’ora incessante di canti e racconti, lo spettacolo si conclude con grande apprezzamento da parte del pubblico.

“Non chiamarmi zingaro, il mio nome è rom.”

Il castello di notte

Il castello di notte

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Annalisa

Siciliana di nascita e genovese di adozione, classe 1988. Poliglotta, vegetariana e cittadina del mondo con l'ambizione di unire sogni e lavoro in una sola parola: viaggiare.

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