Qualche pensiero sul post Erasmus

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Tutto inizia a gennaio, quando il sole tramonta a metà pomeriggio e le temperature sono rigide. Arrivo ad Hull accompagnata da alcuni volontari per l’accoglienza degli studenti stranieri e incontro persone che, nel corso dei mesi, diventeranno parte del mio gruppo di amici. Raluca, una delle volontarie, dice “Benvenuti in quella che per i prossimi mesi sarà la vostra nuova casa!!!”. Ci troviamo all’angolo tra Beverly Road e Cotthingam. Guardo curiosa le insegne luminose dei locali: l’architettura è così diversa da quella italiana! Il campus mi sembra enorme e dispersivo, con mille uffici e dipartimenti. “Mi perderò” penso costantemente i primi giorni. Ora so girare la zona universitaria ad occhi chiusi. Anzi no, li apro: osservo tutto, non voglio dimenticare nulla, nessun dettaglio! Questo è il mio semester abroad, sono i miei ricordi, sono la mia esperienza di vita internazionale, tutto deve essere indelebile nella mia memoria!

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Sono a casa da soli due giorni e già i mesi trascorsi in Inghilterra mi sembrano ricordi lontani. In solo un paio d’ore di volo mi ritrovo catapultata nel mio vecchio mondo, nella Genova che mi accoglie con un caldo afoso al quale non sono più abituata. Fino agli ultimi istanti ho abbracciato forte le mie coinquiline e gli amici che hanno bussato inaspettatamente alla mia porta per un ultimo saluto, promettendoci di incontrarci in futuro. Con alcuni di loro gli accordi sono già chiari: ci vedremo nelle prossime settimane approfittando del loro tour estivo in giro per l’Europa. Le occasioni non mancano, i modi per contattarsi sono mille, basta la volontà di rivedersi ricordando l’esperienza che nessuno di noi dimenticherà mai: l’Erasmus.

Questi sei mesi lontani da casa sono stati importanti anche per le persone intorno a me. C’è chi ha lasciato il proprio paese per la prima volta, chi ha scoperto una realtà europea totalmente diversa da quella statunitense, chi ha abbattuto stereotipi, chi per la prima volta ha avuto contatti con studenti internazionali, chi ha deciso di continuare a vivere all’estero, chi ha scoperto un mondo nuovo perché prima all’oscuro della storia o della vita di un altro continente, chi ha imparato qualche parola in una lingua nuova scherzando con i propri coinquilini… tutte esperienze di vita che non hanno prezzo!

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L’Erasmus è stato davvero fondamentale per me. Ho vissuto fuori dall’Italia per la seconda volta, imparando moltissimo su modi di vivere e abitudini differenti dai miei (l’Inghilterra è molto diversa rispetto all’Italia, non solo per i luoghi comuni).  Ho sfruttato le opportunità di viaggiare, di assaggiare cibi nuovi e di conoscere persone da tutto il mondo, dall’Australia agli Stati Uniti. Ho perfezionato l’inglese, puntando al meglio e ottenendo alcune piccole soddisfazioni, da un complimento dei native speakers alla capacità di distinguere accenti che, secondo il mio udito, prima non avevano alcuna connotazione geografica. Ho aperto gli occhi sulla situazione fuori dall’Italia, nel bene e nel male e ho dato un’occhiata alla situazione lavorativa del mio settore.

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Il tempo in Inghilterra è volato troppo velocemente. Non sono riuscita a realizzare tutto ciò che mi ero prefissata prima di partire: la mia sete di conoscenza è infinita, spesso mi sono pentita di non essere rimasta per l’intero anno accademico per sfruttare al massimo tutte le risorse che avevo a disposizione. Avrei voluto fare molto di più, lo ammetto, ma nonostante tutto sono tornata a casa con un grande bagaglio culturale. Ad ogni partenza e ad ogni rientro mi sento sempre più una “cittadina del mondo”, viva e motivata. Non so cosa mi riserverà il futuro: sono mille le possibilità dopo la laurea. Che lavoro farò? In che paese sarò? Tornerò in Inghilterra? Chissà. Sicuramente ora ho molta più iniziativa e coraggio di prima, quello che nella mia vita non mancherà mai sarà sempre la magia del contatto con persone provenienti da ogni continente, ognuno con la propria storia.

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Annalisa

Siciliana di nascita e genovese di adozione, classe 1988. Poliglotta, vegetariana e cittadina del mondo con l'ambizione di unire sogni e lavoro in una sola parola: viaggiare.

3 commenti:

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