Intervista a Jo Choneca: musica dal Mozambico all’Europa

Desidero far conoscere ai miei lettori una persona molto speciale e un grande amico. Si chiama João Choneca (in arte semplicemente Jo Choneca), ragazzo mozambicano studente di Servizio Sociale nella Facoltà di Giurisprudenza. E’ una persona energica, con mille interessi e che porta sempre allegria ovunque si trovi. João è un musicista emergente che a Genova si sta facendo strada giorno dopo giorno. La sua peculiarità è comporre melodie e testi che hanno sempre un tocco d’Africa portando nella nostra società i ritmi, gli usi e i costumi del grande continente nero.
E’ già riuscito a viaggiare in diversi paesi e la sua determinazione lo porterà ancora più lontano…

jo choneca viaggiovagandoCome è nata la tua passione per la musica?
La mia è una passione che nasce e cresce con me: fin da piccolo sono sempre stato circondato dalla musica, poiché è un aspetto sempre presente nella cultura africana, nella quale si usa qualsiasi oggetto per creare un ritmo: lattine, pentole, bottiglie e altri strumenti di fortuna. La musica accompagna sempre ogni circostanza e a casa ho sempre visto i miei genitori e nonni suonare. La conseguenza di ciò è che cominciando da bambino ci si abitua alla musicalità e piano piano si impara a suonare senza neanche accorgesene. All’età di 9-10 anni quando mi sono trasferito in città, a Beira, ho iniziato a frequentare la chiesa accompagnato da mio zio e sono entrato in una compagnia di canto e ballo, suonando le percussioni. La gente apprezzava e la compagnia continuava a chiamarmi per suonare per loro. Questi primi complimenti hanno iniziato a far credere nel mio talento e nella speranza di andare avanti. Per questi primi passi devo ringraziare mio zio per avermi trasmesso questa passione..

Quando hai capito che era la tua strada?
Circa ai 16 anni sono entrato in una compagnia di canto e danza e come prima prova dovevo suonare un determinato ritmo. La mia esibizione è stata un successo e mi è stato chiesto di rimanere a suonare per loro a lungo. Durante le esibizioni il pubblico e gli stessi colleghi mi riconoscevano meriti: suonavo, mi sono abituato a stare sul palcoscenico e a presentare, ho preso lezioni di pianoforte grazie ai corsi promossi dall’associazione. La mia curiosità cresceva in modo esponenziale e concerto dopo concerto mi sono convito che davvero mi piaceva la musica e lo spettacolo e volevo andare avanti, credendo in quello che facevo.  Ho avuto la fortuna di suonare con persone più esperte di me e da loro ho imparato molto, ho studiato, mi sono esercitato e ho fatto innumerevoli prove. Gli amici e la scuola mi hanno incoraggiato molto a credere nei miei sogni, specie perché il mondo che mi circondava non offriva molte possibilità.

Quali sono i tuoi punti di riferimento?
A livello musicale ascolto qualsiasi genere perché penso che la musica non abbia limiti: mi piace conoscere ritmi asiatici, africani e occidentali. Tuttavia, se dovessi scegliere degli artisti preferiti direi Bob Marley, BB King, Micheal, Jackson, i brasiliani Gilberto Gil e Seu Jorge, i mozambicani Stuart Sukuma e Jim Dludlu, Oliver Mutukuzi, zimbabwese e Salif Keita dal Mali. Ognuno di loro ha un aspetto che mi piace in particolare, ad esempio i ritmi, i contenuti sociali e rivoluzionari trasmessi attraverso una musica orecchiabile e divertente ma con messaggi forti. Da ognuno cerco di trovare ispirazione e mescolare i ritmi. Mi piacerebbe suonare una band multietnica perché  l’arte e lo scambio significano ricchezza.

jo choneca viaggiovagando nyachaRaccontaci della tua esperienza con i Nyacha
Nyancha
è il primo vero gruppo nel quale ho suonato e che mi ha aperto tutte le porte, partecipando a festival, viaggiando per tour (in Olanda nel 2006 e 2007 e in Vietnam nel 2008 grazie a Mondial Productions). A partire da questo momento ho potuto considerare me stesso come un professionista, perché per la prima volta sono uscito dal Mozambico per esportare musica. Nyacha quindi è stato il mio primo riferimento  e non li dimenticherò mai, per aver imparato molto e per aver vissuto con loro intense emozioni. Abbiamo viaggiato in otto per suonare in workshop all’estero per insegnare ritmi e danze tradizionali e per esibirci dal vivo. In Mozambico abbiamo partecipato al programma per artisti emergenti chiamato Cross Roads, specifico per l’Africa australe, guadagnando il secondo posto alla finale tenuta in Tanzania.

jo choneca viaggiovagando mosambaCome hai continuato il tuo percorso musicale una volta arrivato a Genova?
Tutto è nato per gioco: nel 2009 sono arrivato a Genova e tre mesi dopo, tra i corridoi della residenza studentesca dove abitavo, sentivo alcuni ragazzi brasiliani che suonavano la chitarra e loro sentivano me suonando il djembe. Un giorno ci siamo incontrati per caso, legati dal portoghese come lingua comune. Così, nella camera 519 nascono i MoSamba che suonano insieme per passare i lunghi pomeriggi autunnali. Aumenta l’amicizia tra di noi e con gli altri studenti, italiani ed erasmus e un giorno decidiamo di spargere la voce per assistere al nostro primo concerto al Red Sun, locale che si trovava nei vicoli di Genova. Un successo. Il progetto è cresciuto durante l’anno successivo e siamo arrivati al punto che passavamo serate in diversi locali genovesi più volte al mese. Nel 2011 ho registrato con i MoSamba la canzone Life in Erasmus, proprio per ricordare questo clima di feste universitarie. Dopo la registrazione alcuni membri del gruppo si sono laureati e sono tornati in Brasile e quindi ho deciso di prendere la strada da solista successivamente affiancato da altri cantanti e musicisti come Andrea Trabucco e Nello Amadei e suonando occasionalmente con il gruppo The Jaaf.

jo choneca viaggiovagandoTi piace viaggiare per esportare la tua musica?
E’ il meglio che si possa immaginare. Dal mio punto di vista, la musica, specie quando è spontanea, crea amicizia perché riesce a comunicare in modo stupefacente nonostante le barriere linguistiche. In Asia non nessuno capiva la nostra lingua o il significato delle nostre canzoni, ma tutti ballavano e si divertivano. La musica è un’arma molto potente perché apre le porte a tutti, inoltre viaggiare per suonare è un’esperienza grandiosa. L’estate scorsa sono partito da Genova insieme a degli amici con l’idea di percorrere la costa francese e arrivare a Barcellona. Abbiamo suonato nelle piazze e in qualche locale che avevamo contattato preventivamente. Avevo in tasca solo 50€ e sono tornato a casa con soldi e soprattutto con i ricordi della gente che si divertiva insieme a noi, ci salutava e ci faceva i complimenti. Viaggiando in questo modo mi ha fatto capire che il mondo è in pieno fermento e con spazio per tutti. Non devo limitarmi solo a dove vivo, perché allargando i miei orizzonti porto novità mentre scopro nuove opportunità.

Cosa racconta la tua musica?
La mia musica è molto semplice, parole chiare, poche note e basata su quello che vivo ogni giorno. La considero spontanea, secondo quello che vedo e come va la giornata, se sono triste, allegro, pensieroso ecc… Ho creato Life in Erasmus perché descrive il clima universitario nel quale vivo, con parole che captano l’attenzione, Africa Mama per i problemi sociali in Africa e Beira do Mar dedicata alla mia città natale. Mi piace cantare in inglese, portoghese e dialetto xi-sena.

jo choneca viaggiovagando

Quanto è importante il carattere “africano” nelle tue canzoni?
Ovviamente è una caratteristica identitaria e lo noto soprattutto quando suono con altri artisti africani perché trovo subito un feeling particolare. Tuttavia non limito il mio stile solo ai ritmi africani, ma spazio tra diversi generi musicali mantenendo la base africana. Mi fa sorridere che a primo ascolto molti pensino che Marrabenta sia latina, ma poi intuiscono che c’è un ritmo diverso: si tratta proprio dell’influenza africana.
La mia musica soffre ovviamente l’influenza globale dal momento che vivo in Italia ma non ignoro mai le mie radici, specie perché le considero un tratto di originalità.

jo choneca viaggiovagando nyachaChe difficoltà hai trovato suonando e cantando fuori dal Mozambico?
Quando ho deciso di lasciare Beira avevo molte paure: lasciare un paese, una cultura, le persone amate e a livello musicale mi chiedevo se avrei mai incontrato qualcuno con il quale avere lo stesso feeling. La maggiore difficoltà è stata la lingua e le diverse abitudini. Anche se con i MoSamba parlavo la stessa lingua, il portoghese, ci sono stati inizialmente momenti di disaccordo per i ritmi, le parole o le emozioni che abbiamo in seguito superato creando un buon mix tra le due culture musicali, quella mozambicana e quella brasiliana. Al contrario con i Nyacha la comunicazione era automatica.  Piano piano si impara a mescolare le lingue e i suoni, tralasciando elementi e aggiungendone altri per creare uno stile nuovo.

Qual è stata la più grande soddisfazione?
Sono davvero orgoglioso della realizzazione di Marrabenta perché stato un lavoro basato quasi esclusivamente delle mie forze, con il supporto di amici e conoscenti che mi sono stati vicino incoraggiandomi e credendo nel mio sogno. Inoltre ho scoperto che Marrabenta è stata usata come sottofondo di servizi televisivi in Brasile e in Italia e ciò ha aumentato la mia voglia di continuare a suonare.

 jo choneca viaggiovagandoChe progetti hai per il futuro?
Continuerò a scrivere e a far sentire la mia musica. Sto lavorando per registrare un album da lanciare sul mercato e fare un tour, qundi mi sto avvicinando al mondo dello spettacolo tramite agenzie ed etichette discografiche. A breve registrerò altri due singoli My Sweet Carol e Wake Up che sono con uno stile pop diverso dai miei precedenti singoli.

Se volete contattare Jo Choneca lo trovate ai seguenti indirizzi:

Facebookhttps://www.facebook.com/JoChoneca
Twitter: @Jochonex
Sound Cloudsoundcloud.com/jochoneca
Webhttp://jochoneca.wix.com/jo-choneca

Ecco il video ufficiale di Marrabenta

2 commenti:

  1. Grazie anna dal cuore per il pensiero e l’iniziativa io penso che è l’ora che tutti debba seguirti continua cosi!!!

  2. Pingback:Jo Choneca - LoungeVoltaireLoungeVoltaire

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