Viaggi tra le pagine: La Masai Bianca di Corinne Hofmann

Indossa solo un succinto panno rosso avvolto attorno ai fianchi, ma in compenso porta ricchi ornamenti. Sulla fronte ha un grande bottone di madreperla luminoso incastonato in perline variopinte. I lunghi capelli rossi sono raccolti in fini treccine e il viso è dipinto di segni che arrivano fino al petto, sul quale si incrociano due lunghe collane.

Corinne e Lketinga

Corinne e Lketinga

Il romanzo autobiografico di Corinne Hofmann La masai bianca vi coinvolgerà nel Kenya tradizionale e autentico di fine anni ’80 attraverso la descrizione di paesaggi, sensazioni e soprattutto di culture molto lontane dalla nostra. Prendendo spunto proprio dai racconti della protagonista sui popoli masai con i quali ha vissuto per quattro lunghi anni, si potrebbero svolgere numerose ricerche antropologiche per studiare le tradizioni delle zone più isolate del paese. 

Si parla di riti di iniziazione, classi d’età, poligamia, tabù sul cibo e sulla donna. Oltre all’aspetto culturale affascinante, Corinne presenta il Kenya come l’ha vissuto in prima persona, iniziando da un semplice viaggio di vacanza trasformato poi in un amore coraggioso. Il romanzo, col titolo originale Die weisse Massai, pubblicato nel 1998, è stato tradotto in numerose lingue, tra cui l’italiano e nel 2005 è uscito l’omonimo film con la regia di Hermine Huntgeburth.

Lketinga

Lketinga

Corinne e il fidanzato Marco, partono dalla Svizzera per recarsi a Mombasa per trascorrere le vacanze al mare. Girando per la città, la protagonista rimane stregata dalla bellezza di un guerriero samburu vestito in abiti tradizionali. L’amore istantaneo la spinge a lasciare il fidanzato e a rimanere in Kenya alla ricerca di Lketinga. I due iniziano una storia d’amore difficile a causa di problemi linguistici e culturali, ma la determinazione di Corinne le permette di rimanere in Kenya per molti anni vendendo tutto ciò che possedeva in Svizzera per abbracciare il suo sogno africano. Affronta malattie, problemi burocratici, scomodità di ogni tipo, mancanza di igiene, analfabetismo e gelosie. La sua forza di volontà la trattiene giorno dopo giorno e diventa mamma di una bellissima bambina, Napirai, ma le incomprensioni e le difficoltà la portano a fare una scelta molto combattuta.

Nella manyatta dove ha vissuto per più di un anno

Nella manyatta dove ha vissuto per più di un anno

Grazie alla sua esperienza si può imparare qualcosa di più sul popolo Samburu, gruppo etnico del Kenya formato da pastori semi-nomadi: Corinne ha vissuto per molto tempo a Barsaloi, villaggio in mezzo alla savana, in una capanna di sterco e paglia. Nonostante un inglese elementare riesce a comunicare quel che basta per comprendere il loro modo di vivere quotidiano, gli usi e costumi, le tradizioni e le credenze. Non c’è assolutamente nulla in comune con la cultura svizzera dalla quale proviene e proprio questo enorme divario non riesce ad essere colmato.

Più tardi riappare Lketinga e mi chiede “You hungry?”. Questa volta sono onesta e rispondo di sì: ho veramente fame. Andiamo al vicino ristorante nel bush. E’ simile a quello di Ukunda, ma molto più grande. C’è un reparto per le donne e più in là uno per gli uomini. Naturalmente devo andare dalle donne mentre Lketinga sparisce tra gli altri guerrieri.

Donne samburu

Donne samburu

Presso i Samburu sono gli anziani coloro che guidano il villaggio, gestendo matrimoni, pascolo e avendo contatto diretto con gli antenati. A livello tradizionale la loro economia si basa sulla pastorizia ma l’aumento della popolazione negli ultimi sessant’anni li ha costretti a cercare altre forme di sostentamento, tra cui tentativi di agricoltura. Buona parte dei giovani oggi cerca un lavoro stipendiato nelle città maggiori come Nairobi o vicino la costa per la vendita di ornamenti tradizionali.

Sono presenti su internet varie critiche a questo romanzo: chi lo consiglia per le donne che credono negli “amore impossibili” e chi vede nella protagonista i capricci di un’europea che cerca un’Africa stereotipata. Personalmente ho apprezzato questo libro perché sono stata assorbita dalla storia che, pagina dopo pagina, mi ha lasciato sempre più incredula ma allo stesso tempo mi ha permesso di imparare molto su un paese e una popolazione che non conoscevo.

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Annalisa

Siciliana di nascita e genovese di adozione, classe 1988. Poliglotta, vegetariana e cittadina del mondo con l'ambizione di unire sogni e lavoro in una sola parola: viaggiare.

6 commenti:

  1. Pingback:La leggenda del bambino sordo | Viaggiovagando

  2. Bellissimo libro che ha accompagnato molte mie serate africane! La loro storia d’amore è forte e straziante, e le descrizioni dell’ambiente del Kenya e delle difficoltà di Corinne sono in certi passi da pelle d’oca. Uno dei miei libri preferiti!

    • Ciao!!! Che gioia vedere che hai cercato il mio articolo!!! Sei riuscita a leggere gli altri libri di Corinne? Purtroppo sono in tedesco e ciò non mi permette di leggerli… ma sono molto curiosa, mi piacerebbe molto. E’ stata una persona pazza ma coraggiosa come poche…

  3. Sto leggendo proprio in questi giorni il libro, decisamente coinvolgente.
    Descrizione dei luoghi, profumi, sensazioni, mi sembra di sentirle e poi che fascino questo mondo così lontano dal nostro.
    Proseguo con molta calma perché è in libro 8 da come vedo, che va gustato lentamente, assaporato pagina dopo pagina.
    Sono certa che non mi deluderà.

    • Sono felice di vedere che qualcuno ha il piacere di leggere questo libro!!!! Ti sta lasciando senza parole? Quando lo finisci, mi farebbe piacere sapere se ti è piaciuto 🙂

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